Facebook censura la bambina del napalm, poi ci ripensa

Facebook censura la foto storica della bambina che corre nuda perché scappa dal lancio di bombe al napalm. Per il social network si tratta di pedo-pornografia e blocca la pagina dello scrittore norvegese Tom Egeland che l’ha pubblicata insieme ad altre sei. Il sito di Mark Zuckerberg poi ci ripensa in seguito alla polemica scatenatasi sul social stesso.

La policy di Facebook è molto chiara sulle questioni di pornografia, in particolare di quella che riguarda i bambini. Nessun dubbio al riguardo, i dubbi vengono quando ad essere censurata è una fotografia che, insieme alle altre bloccate, hanno fatto la storia. L’immagine della bambina che scappa in seguito al bombardamento americano con il napalm è famosa e nota a tutti. Probabilmente non è nota a chi ha bloccato il profilo dello scrittore norvegese.

In risposta al post bloccato anche il primo ministro norvegese Erna Soldberg ha pubblicato le stesse immagini e anche il suo profilo è stato bloccato. La bufera che si è creato intorno a questo caso ha fatto tornare sui suoi passa il social network anche se solo in parte visto che le immagini incriminate sono state in parte oscurate.

Che la policy di Facebook sia chiara non c’è dubbio, molto meno chiare sono le decisioni intraprese da chi, persona fisica, intraprende l’azione di censurare immagini che invece andrebbero messe in risalto. Il bambino riverso sulla spiaggia, morto, proveniente da uno dei tanti sbarchi di migranti non ha subito la stessa sorte eppure non è meno forte di quella postata da Egeland.

Ancora meno chiari i sistemi di censura utilizzati dal social network che permette l’esistenza di pagine che incitano all’odio e alla violenza come quella che propone di uccidere i bambini affetti dalla sindrome di down che secondo Facebook non viola gli standard della comunità. Anche se il social di Zuckerberg è un’azienda privata, ma è al primo posto come media mondiale e come tale ha delle responsabilità verso i suoi utenti.

Libertà di parola e d’informazione tra le mura della sede di Palo Alto sembrano essere molto soggettivi e legati alla competenza o meno dell’addetto che si trova in quel momento a decidere sulle sorti di una pagina o di un’immagine. Se la policy è chiara lo sono molto meno le decisioni prese, Mark dovrebbe fare chiarezza, proprio in seguito a questo episodio eclatante. L’immagine di Kim Phuc potrebbe scrivere un’altra pagina di storia, questa volta dell’informazione.

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