Le Piante che purificano l’ambiente dalle sostanze organiche volatili

Le bromeliacee sono piante di origine tropicale, esistono centinaia di specie, riescono a rimuovere la gran parte delle sostanze organiche volatili negli ambienti chiusi, la dracena è la campionessa nell’assorbire l’acetone e il falangio svetta per velocità. A stilare la classifica delle migliori piante da appartamento per ripulire l’aria è stato uno studio di Vadoud Niri della State University di New York, presentato al recente meeting dell’American Chemical Society.

Le sostanze organiche volatili (Voc) possono avere effetti sia a breve che a lungo termine sulla salute, e sono esalate da vernici, fotocopiatrici e stampanti e persino dai vestiti lavati a secco. Per verificare se le piante d’appartamento potessero essere d’aiuto nell’eliminarle Niri ha usato delle camere sigillate con delle concentrazioni specifiche degli otto sostanze più comuni all’interno delle quali ha messo cinque diverse piante comuni, verificando la variazione del livello di inquinanti. “Sulla base dei risultati possiamo raccomandare quali piante sono migliori – afferma il ricercatore -. Ad esempio le bromeliacee si sono rivelate molto efficaci nel rimuovere più dell’80% di sei degli otto composti, quindi potrebbe essere una buona scelta da mettere vicino alla scrivania”.

La dracena, spiega ancora Niri, è la migliore nel rimuovere l’acetone, i cui livelli si abbassano del 95%, mentre il falangio è un campione di velocità: appena introdotto nella camera i livelli di inquinanti iniziano subito a scendere.

A metà degli anni ’80 l’Agenzia spaziale americana ha condotto uno studio che ha dato alla luce un rapporto, intitolato Interior Landscape Plants for Indoor Air Pollution Abatement, dove è stata dimostrata l’efficacia di alcune piante nell’assorbire, da un ambiente chiuso, le sostanze chimiche organiche volatili denominate VOC (Volatile Organic Compounds). La spinta a compiere questo studio fu data dal fatto che, in una missione del 1973,  la N.A.S.A. individuò all’interno della navicella spaziale Skylab III ben 107 di queste sostanze e, nel tentativo di rendere più salubre un ambiente chiuso e sigillato come quello di una navicella, diede il via allo studio. La ricerca ha evidenziato come le foglie delle piante siano in grado di assorbire queste sostanze chimiche organiche volatili mediante un processo chiamato “scomposizione metabolica“. Questa capacità è stata poi dimostrata a metà anni ’90 da un gruppo di scienziati tedeschi che hanno tracciato, tramite il carbonio 14, la formaldeide  assorbita in ambiente chiuso da una pianta di Chlorophytumn comosum (la pianta ragno) ritrovandola poi metabolizzata nei tessuti della pianta stessa.

Anche se la situazione nelle nostre case e nei nostri uffici è meno estrema di quella sperimentata dall’Agenzia americana (provate a cambiare l’aria in una navicella nello spazio…) anche negli ambienti terrestri sono presenti molti  degli oltre 900 VOC individuati successivamente e che sono sprigionati da colle sintetiche, vernici, tinture, detergenti per la pulizia, inchiostri di stampanti e fotocopiatrici, pitture murali ecc., tutte sostenze con le quali ognuno di noi viene a contatto quotidianamente. L’insieme di queste sostanze può dar vita a un vero e proprio inquinamento indoor che genera la cosiddetta “sindrome dell’edificio malato” o  SBS (Sick Building Syndrome) che causa sintomi a carico del sistema nervoso (affaticamento, emicrania, scarsa concentrazione ecc.), del sistema respiratorio (irritazione delle mucose, sintomi simili all’asma), del sistema gastrointestinale (diarrea) e dell’epidermide (prurito, irritazioni, arrossamenti ecc.).

Tra le piante prese in esame dallo studio americano c’è anche la Dracena deremensis: nell’esperimento condotto la pianta (la varietà detta “Warneckei”), con 7.242 cm² disuperficie fogliare “al lavoro”,  è stata capace di assorbire 13.760 microcrammi di Tricloroetilene (trielina), 39.107 mg di  benzene e 8.880 mg di formaldeide.

 

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