Malattia di Crohn: un fungo intestinale tra le cause

A scatenare la malattia di Crohn potrebbe essere un fungo, chiamato Candida Tropicalis. Nei soggetti affetti dal morbo si attesterebbe un’anomala interazione tra la Candida Tropicalis e due batteri della flora intestinale, ovvero l’Escherichia Coli e la Serratia Marcescens. A rivelarlo è uno studio condotto dalla Case Western Reserve University di Cleveland, nell’Ohio, e recentemente pubblicato sulla rivista mBio.

Il morbo di Crohn, una malattia autoimmune: i sintomi

Conosciuta anche come morbo di Crohn o enterite regionale, tale patologia viene considerata una malattia autoimmune e infiammatoria cronica dell’intestino. In genere, essa colpisce diverse aree appartenenti al tratto gastrointestinale, alla bocca e all’ano. La malattia di Crohn si manifesta attraverso dolori addominali, diarrea sanguinante, vomito, perdita di peso, eruzioni cutanee, artriti, infiammazione degli occhi ed eccessiva stanchezza.

La malattia tende a fare la propria comparsa, prevalentemente, fra i 7-8 anni, fra i 25-35 anni e oltre i 55 anni. In circa il 10-20% dei casi, il processo infiammatorio del morbo provoca la perforazione della parete intestinale e, persino, il restringimento dell’intestino fino all’ostruzione o all’occlusione completa di quest’ultimo.

A scatenare l’infiammazione vi è un fungo

Mahmoud A. Ghannoum, coordinatore dello studio, ha sottolineato che “i batteri giocano un ruolo cruciale nel morbo di Crohn insieme al Dna e alla dieta. In pratica, i pazienti affetti da questa malattia hanno una risposta immunitaria abnorme contro i microrganismi che, normalmente, abitano nell’intestino. Finora, la maggior parte dei ricercatori ha focalizzato l’attenzione sui batteri, ma pochi hanno esaminato il ruolo dei funghi, anch’essi presenti nell’intestino di tutte le persone“.

Si presume che l’infiammazione dei tessuti possa essere causata dall’interazione tra la Candida Tropicalis e due microrganismi della flora intestinale, l’Escherichia Coli e la Serratia Marcescens. Il fungo e i due batteri, entrando in contatto, generano una sottilissima patina, nota con il termine scientifico “biofilm“, che aderisce alle pareti intestinali. Dunque, questa presunta “coalizione batterica” favorirebbe l’insorgere dei principali sintomi della malattia in precedenza elencati.

L’enterite regionale è quasi sconosciuta nel Terzo Mondo, eppure risulta in costante aumento nei Paesi Occidentali. Secondo un rapporto diffuso dal New England Journal of Medicine, tra il 1940 e il 1970, gli scienziati avrebbero registrato un incremento ben 20 volte superiore del suddetto morbo. Tra l’altro, fino ai primi anni ’50, gli adolescenti risultavano esenti dalla possibilità di essere colpiti dalla malattia di Crohn. Oggi, invece, sembra essere nettamente cresciuto il numero di pazienti con età inferiore ai 20 anni.

La ricerca della Case Western Reserve University

Il team di ricercatori dell’Ohio, guidati dal microbiologo Mahmoud A. Ghannoum, ha analizzato i funghi intestinali, presenti in 20 campioni di feci appartenenti a soggetti affetti dal morbo. Successivamente, gli esperti hanno confrontato i risultati con i funghi intestinali di 28 familiari e di 21 volontari sani. Grazie a questo confronto, gli scienziati hanno individuato una correlazione tra la malattia di Crohn e una massiccia presenza di Candida Tropicalis, Escherichia Coli e Serratia Marcescens.

Questo studio potrebbe portare a una nuova generazione di terapie, inclusi farmaci e probiotici, che hanno tutto il potenziale per fare la differenza nella vita dei pazienti” ha dichiarato Mahmoud A. Ghannoum. Attualmente, non esiste ancora una terapia farmacologica risolutiva o una terapia chirurgica eradicante. Pertanto, il trattamento della malattia viene circoscritto al controllo dei sintomi, al mantenimento della remissione e alla prevenzione di eventuali ricadute. In presenza di casi più complessi, ossia di lacerazioni profonde, i pazienti vengono sottoposti a interventi chirurgici, seguiti dall’amputazione del retto e di una parte dell’intestino e dalla ricostruzione di un ano artificiale nell’addome (ano preter naturale).

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