Molecola a forma di stella uccide i superbatteri, al vaglio l’eventuale tossicità per l’uomo

Una molecola realizzata con una catena ripetuta di proteine è deputata a combattere i superbatteri. La molecola a forma di stella è stata messa a punto dai ricercatori dell’Università di Melbourne in Australia e pubblicata su Nature Microbiology, può penetrare le pareti delle cellule e distruggere i batteri, al vaglio l’eventuale tossicità per l’uomo.

Finita l’era degli antibiotici da quando sono comparsi i super batteri, così definiti perché resistenti a qualunque antibatterico esistente. Il problema dei super batteri è così importante da essere definiti una delle più grandi minacce dell’umanità dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Data la delicatezza della questione se ne occuperà anche l’ONU. L’allarme era stato dato nel maggio scorso dal Dipartimento alla Difesa Usa, ma già nel novembre del 2015 erano comparsi i primi segni in Cina, su animali e uomini.

La presenza di tali superbatteri comporta grandi difficoltà a curare anche quelle che sono profilassi per le infezioni di routine. Il mondo scientifico si è messo subito a lavoro per trovare una soluzione e la prima arriva dall’Australia. È stata realizzata una macromolecola caratterizzata da una catena di proteine in grado di penetrare le pareti dei superbatteri, una classe di agenti antimicrobici definito “structurally nanoengineered antimicrobial peptide polymers” (SNAPPs), e capaci anche di indurli ad autodistruggersi.

Altri ricercatori hanno cercato di intraprendere la stessa strada nei mesi precedenti ottenendo buoni risultati sulla lotta ai batteri, ma erano altamente tossici per le cellule. I ricercatori australiani hanno quindi optato per una forma a stella che può arrivare ad avere fino a 32 braccia. Dunque, la dimensione maggiore del diametro del peptide, rispetto ai 10 nanometri delle versioni precedenti, non risulta tossico quanto lo sono quelli realizzati in precedenza. Per il momento il polimero è stato sperimentato solo in provetta e su topi da laboratorio e la molecola di proteine non ha danneggiato i globuli rossi.

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