A Roma: LOVE, l’arte contemporanea incontra l’amore, fino al 19 febbraio nel Chiostro del Bramante

“L’arte è sempre una grande dichiarazione d’amore, anche quando indossa la maschera severa e barbara di una spietata sperimentazione”, dice Danilo Eccher, che ha deciso di dedicare all’amore una mostra internazionale in cui saranno riuniti una ventina dei più importanti artisti contemporanei. Si intitola LOVE: L’arte contemporanea incontra l’amore e sarà ospitata dal 29 settembre, e fino al 19 febbraio, nel Chiostro del Bramante.

Un percorso tra le rappresentazioni artistiche del sentimento. Lungo il percorso si incontrano tutte le declinazioni dell’amore: felice e atteso, incompreso e odiato, ambiguo e trasgressivo, appassionato e infantile. E una volta tanto i visitatori potranno fotografare liberamente le opere. «Abbiamo pensato a un coinvolgimento sensoriale, abbracciando il concetto di open access e di museo in continua evoluzione. Il vero protagonista della mostra sarà il pubblico, che si riappropria degli spazi museali e al tempo stesso ne diventa il divulgatore», annuncia Eccher. Per aprire il percorso ha scelto la parola «Love», un quadrato di lettere creato in alluminio rosso da Robert Indiana agli inizi degli anni Sessanta. E vi ha aggiunto quella che considera l’immagine simbolo dell’amore: il viso di Marilyn Monroe, tratto da una fotografia del film «Niagara», che Andy Wahrol riprodusse in infinite varianti ritoccandolo con colori acidi e sporcandolo con l’inchiostro, come se fosse uscito da una fotocopiatrice malfunzionante.

Marilyn e la dichiarazione cantata al presidente Kennedy. Eccher collega questo viso al 19 maggio 1962, quando Marilyn, pochi mesi prima della morte, salì sul palco del Madison Square Garden di New York per dedicare, con voce irreale e con pause misurate, «Happy Birthday, Mr. President» a John Fitzgerald Kennedy, con il quale aveva una relazione: «Storicamente una delle più emozionanti, struggenti, commoventi, discrete, dichiarazioni d’amore». Si prosegue con Tracey Moffatt, che ha saccheggiato da innumerevoli film ventuno minuti di baci appassionati. Ma alla fine gli sguardi in dissolvenza, le labbra che si sfiorano, gli abbracci ripetuti all’infinito instillano il dubbio della finzione e dell’inganno. La stessa inquietudine si ritrova nelle modelle di Ursula Mayer, bellissime e lontane e cariche di gioielli: ma bracciali e collane perdono la loro carica di seduzione per recuperare l’antica funzione di catene e fermagli, e il distacco si trasforma in dominio, l’eleganza in cattiveria.

Il lato romantico di Clemente, Kusama, Quinn e Gilbert & George. Si arriva agli acquerelli di Francesco Clemente, che per raccontare l’amore ha attinto all’iconografia millenaria dei testi vedici, e dai suoi fogli affiora l’aroma delle spezie orientali e la magica luce dei cieli di Benares. Marc Quinn, che aveva già inscenato l’amore materno nell’orrorosa testa del figlio Lucas realizzata con il sangue e la placenta della madre, presenta qui mazzi di fiori colorati, che all’apparenza esprimono la gioia di una natura radiosa; ma sono fiori recisi, piantati in un bianco gelido come in un cimitero d’inverno: la felicità dell’amore che contiene fin dall’inizio il tempo di scadenza. Yayoi Kusama invita il visitatore a immergersi nel suo «Infinity room», uno spazio ripetuto all’infinito, un caotico gioco di specchi in cui crollano i confini e ogni sicurezza. Gilbert & George, abituati a fissare nelle opere frammenti della loro vita in comune, hanno inflitto ai propri corpi le deformazioni operate dal computer. E poi Francesco Vezzoli che ricama con lacrime l’amore impossibile, Vanessa Beecroft che fotografa modelle come fossero statue, Mark Manders che scolpisce corpi lacerati da macchinari infernali. E infine il gigantesco cuore di Joana Vasconcelos che canta, con la voce di Amália Rodrigues, l’incanto del fado.

Una novità assoluta e imperdibile nel panorama delle proposte culturali capitoline degli ultimi anni che si candida a riportare la città di Roma in linea agli stessi livelli delle più stimate realtà espositive internazionali. Per la prima volta saranno riuniti tra i più importanti artisti dell’arte contemporanea, come Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Joana Vasconcelos, con delle opere dai linguaggi fortemente esperienziali (“All the Eternal Love I Have for the Pumpkins della Kusama tra le più instagrammate al mondo”), adatte a coinvolgere il pubblico attraverso molteplici sollecitazioni. L’arte incontra l’amore.

L’esposizione romana intende affrontare uno dei sentimenti universalmente riconosciuti e da sempre motivo d’indagini e rappresentazioni, l’Amore, raccontandone le diverse sfaccettature e le sue infinite declinazioni. Un amore felice, atteso, incompreso, odiato, ambiguo, trasgressivo, infantile, che si snoda lungo un percorso espositivo non convenzionale, caratterizzato da input visivi e percettivi.

Love va oltre il concetto di museo. Il vero protagonista della mostra è il pubblico che si riappropria degli spazi espositivi, divenendo fruitore e divulgatore allo stesso tempo, avendo la possibilità di fotografare liberamente tutte le opere esposte (hashtag ufficiale #chiostrolove). Un coinvolgimento sensoriale a 360° caratterizza l’esperienza museale, abbracciando il concetto di ‘open access’ e di museo in continua evoluzione.

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