Clima, accordo di Parigi in vigore dal 4 novembre, ecco cosa prevede

L’accordo di Parigi per la lotta al surriscaldamento globale entrerà in vigore il 4 novembre, come ha annunciato l’Agenzia per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Discusso fra novembre e dicembre del 2015 nella conferenza Cop 21 e ratificato dal Parlamento Europeo il 4 ottobre, l’accordo punta a contenere l’aumento della temperatura su scala mondiale.

Con la registrazione delle ratifiche di 7 Stati membri dell’Unione Europea, della Nuova Zelanda e del Canada, sono 74 i paesi che hanno ratificato l’Accordo di Parigi, ben oltre i 55 necessari, per un totale di emissioni del 58,82%, oltre il 55% richiesto. Si tratta di un momento storico: a meno di un anno dalla COP21 il trattato diventa già operativo. Il WWF si augura che questo sia il segno di una forte volontà politica di lavorare insieme per limitare la più grave minaccia per il Pianeta come lo conosciamo, e per la stessa civilizzazione umana.

A Marrakech, nella COP22, dal 7 al 18 novembre, si terrà dunque la prima riunione degli Stati che hanno ratificato l’Accordo. L’Italia forse parlerà solo attraverso l’Unione Europea e siederà come osservatore, dal momento che il Disegno di legge di ratifica, tardivamente approvato dal Consiglio dei Ministri del 4 ottobre, non ha ancora iniziato l’iter alle Camere. Il WWF si appella ai Presidenti delle due Camere, Pietro Grasso e Laura Boldrini, perché l’iter abbia una corsia davvero veloce, consentendo all’Italia di sedere a pieno titolo alla riunione delle parti contraenti dell’accordo (CMA) in cui si decidono le questioni inerenti la procedura e l’attuazione del trattato. Sarebbe grave che una minaccia planetaria passasse in secondo piano rispetto agli appuntamenti politici italiani.

Ovviamente, la ratifica è solo un passo, occorre lavorare per definire a attuare la strategia di “decarbonizzazione”. L’Italia soffre di alcuni passi molto contestati, per esempio la revisione a posteriori del Conto energia, che stanno provocando una drastica riduzione degli investimenti e gravi danni al settore industriale delle energie rinnovabili. Inoltre, la cosiddetta “neutralità tecnologica” si traduce nella costante difesa e promozione dei combustibili fossili. Il WWF ritiene che occorra invertire questa tendenza suicida e mantenere finalmente le tante promesse fatte, dal Green Act alla Strategia di “decarbonizzazione”, dal Piano Energetico Nazionale a provvedimenti – non solo dichiarazioni – per eliminare il combustibile fossile di cui possiamo fare a meno da subito, il carbone.

Ecco cosa prevede

Il punto principale del documento di 31 pagine redatto durante la Cop 21 riguarda il contenimento del surriscaldamento globale: negli anni a venire non si dovrà sforare il tetto dei 2°C e anzi vengono chiesti ai Paesi firmatari sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5° C entro il 2100. Una regolamentazione necessaria visto che, secondo uno studio di esperti in materia, la Terra ha raggiunto la temperatura più alta da 115mila anni a questa parte.

Il modo per diminuire il surriscaldamento è il taglio delle emissioni di gas serra il prima possibile: tra il 2018 e il 2020 dovrà cominciare la riduzione, per arrivare nella seconda parte del secolo a una produzione così bassa da essere assorbita dall’ecosistema. Ogni 5 anni verranno fatti dei controlli della situazione tramite nuove conferenze. Non è invece stata fissata alcuna data per l’azzeramento totale delle emissioni, scelta che ha portato alle critiche di Greenpeace e di altre Ong ambientaliste.

Per abbassare le emissioni sarà necessario sostituire progressivamente le fonti di energia: petrolio e soprattutto carbone dovranno lasciare spazio alle energie rinnovabili. A partire dal 2020 i Paesi di vecchia industrializzazione come Usa, Germania e Regno Unito erogheranno complessivamente 100 miliardi di dollari per diffondere le tecnologie verdi: ai progetti potranno contribuire anche fondi e investitori privati e ci sarà un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziare dovute ai cambiamenti climatici nei Paesi geograficamente più esposti.

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