Corsa produce molecola ripara cervello

Correre apre la ‘strada’ ad una molecola capace di riparare danni al cervello, il fattore di crescita VGF. E’ quanto afferma un team di ricercatori che ha condotto una ricerca su topi presso l’Università di Ottawa e pubblicata sulla rivista Cell Reports.

I ricercatori hanno osservato che animali affetti da un deficit di sviluppo del cervelletto che normalmente muoiono molto presto e manifestano varie difficoltà psicomotorie  che correvano su una ruota posizionata nella loro gabbia vivevano quanto quelli sani. I danni neuronali e più in particolare quelli al materiale isolante dei nervi risultavano inoltre sanati, proprio grazie al VGF, la cui produzione aumenta con l’incremento dell’attività fisica.

Gli esperti si sono anche accorti che alla corsa dei topi corrisponde un aumento di produzione nel loro organismo del fattore di crescita VGF e che l’aumento di concentrazione di questo fattore persiste fin tanto che all’animale è dato modo di correre sulla ruota. Come controprova del fatto che sia proprio VGF a riparare il cervello degli animali, gli esperti lo hanno iniettato in altri animali con le stesse anomalie del cervelletto. Ebbene, questi animali si riprendono esattamente come quelli che corrono e i danni neurali risultano altrettanto ‘sanati’. VGF potrebbe dunque divenire oggetto di nuovi studi per testarne l’efficacia su malattie come la sclerosi multipla (caratterizzata proprio da danni alla guaina isolante de nervi) o altre malattie neurodegenerative.

La ricerca si aggiunge ad altre che associano lo sport a un minor invecchiamento del cervello anche perché il movimento favorisce il rinnovamento cellulare. Fra le ipotesi degli esperti statunitensi c’è anche quella che possa ‘rallentare’ l’Alzheimer.

Lo studio. La ricerca dell’università del Kentucky ha preso in esame 30 adulti fra i 59 e i 69 anni. I ricercatori hanno analizzato i flussi di sangue nel cervello e le sue dimensioni hanno visto quanto fossero importanti le differenze pigri e sportivi. “Abbiamo osservato il rapporto positivo fra fitness cardio-respiratorio e flusso sanguigno. Le persone pigre avevano un cervello di dimensioni ridotte. Il risultato di questa ricerca va nella stessa direzione di uno studio analogo tedesco su persone fra i 60 e i 77 anni. Dopo un programma di esercizi in palestra durato tre mesi, i pazienti hanno registrato un netto miglioramento della memoria. Mentre un’altro studio sui topi al National Institute on Aging, di Baltimore, ha messo in evidenza che le cellule dell’ippocampo, l’area del cervello che gestisce la memoria, si riproducevano più in fretta nei topolini ‘magri’.

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno confermato che le persone anziane, o quasi, che fanno un po’ di moto hanno una minore probabilità di andare incontro a problemi mentali e cognitivi, demenze comprese. Una ricerca di qualche anno fa, per esempio, aveva seguito per 5 anni 4.615 anziani canadesi in buona salute, mostrando il valore protettivo dell’attività fisica regolare. Pochi anni dopo l’Honolulu-Asia Aging Study, ha monitorato per più di dieci anni migliaia di anziani residenti alle Hawaii e ha quantificato così il risultato: chi faceva a piedi più di tre chilometri al giorno aveva un rischio di sviluppare demenza
inferiore agli altri del 40%.

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