Internet cambia proprietario, gli Stati Uniti cedono il controllo di Internet all’Icann

Da oggi 1 ottobre la supervisione di internet non sara’ piu’ sotto il controllo degli Stati Uniti: il Dipartimento del Commercio ha ceduto  il controllo dei Dns (Domain Name System) all’ICANN, ente non profit californiano che opera sotto la supervisione della comunita’ internazionale.

Ma cosa cambia?

“Per gli utenti nulla. E in generale cambia poco anche nella gestione del sistema. Il personale dell’Icann e i suoi protocolli restano gli stessi, ma il Dipartimento del Commercio non dovrà più approvare ogni cambiamento al file principale del sistema dei nomi di dominio. Icann ha anche promesso che non farà modifiche ai domini tradizionalmente assegnati agli statunitensi – .mil, gov., edu, e .us – senza prima ottenere un’approvazione scritta dal governo Usa”.

L’Icann esiste dal 1998 ed è indipendente, però finora era sotto la supervisione di Washington, che poteva intervenire per risolvere eventuali dispute. Ora resterà con gli stessi compiti, ma passerà sotto il controllo di “international stakeholders” della comunità di internet, cioè commissioni governative e delle industrie private, comitati tecnici, esperti di telecomunicazioni e utenti. Il progetto iniziale era sempre stato quello di svincolare l’Icann dalla supervisione dell’esecutivo Usa, ma nel 2005 Bush lo aveva sospeso, per mantenere il ruolo storico nell’autorizzazione dei cambiamenti. Lo scandalo provocato nel 2013 dalle rivelazioni dell’ex agente della Nsa Edward Snowden ha riportato la pressione globale su Washington.

Il passaggio però non è indolore, infatti sta provocando polemiche politiche negli Usa, anche perché avviene proprio sullo sfondo delle recenti incursioni degli hackers di Mosca nelle banche dati dei politici americani e nei sistemi elettorali di 20 Stati, con l’intento denunciato dai servizi segreti e da alcuni parlamentari di influenzare le elezioni in programma a novembre. Il candidato repubblicano Trump, peraltro sospettato di essere il beneficiario di queste incursioni, ha già detto di essere contrario, mentre quattro stati, Arizona, Oklahoma, Texas e Nevada hanno fatto causa sostenendo che sarebbe una cessione di proprietà del governo Usa.

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