La dieta del mini digiuno o della longevità contro cancro, diabete e obesità

La dieta del mini digiuno o dieta della longevità è in grado di fornire il giusto supporto calorico senza aumentare il carico proteico, metterla in pratica per solo 5 giorni, ogni 3-6 mesi a seconda della circonferenza addominale e dello stato di salute, e sotto controllo medico, avrebbe degli effetti positivi duraturi sullo stato di salute dell’organismo con cambiamenti in fattori di rischio associati a invecchiamento, patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

La dieta mima-digiuno, e’ frutto di uno studio condotto da Valter Longo, dell’University of Southern California (USC) e dell’IFOM di Milano, e dimostra sperimentalmente l’efficacia di una dieta periodica che potrebbe rafforzare vari sistemi tra cui quello immunitario e nervoso e potrebbe ridurre il fattore di rischio di varie patologie incluso il cancro a seconda della circonferenza addominale e dello stato di salute. La ricerca, pubblicata sulla testata scientifica Cell Metabolism, e sul sito dell’Ifom,(Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano), dimostra gli effetti positivi sulla salute per la prima volta su tre piani sperimentali complementari: su lieviti, su modello murino e in uno studio pilota sull’uomo:

Per rallentare l’invecchiamento non c’è bisogno di ridurre in modo drastico la quantità complessiva di calorie. La diminuzione dell’apporto proteico, il digiuno intermittente e l’assunzione di cibo prevalentemente nelle prime ore della giornata associati a un miglioramento qualitativo della dieta hanno effetti analoghi alla restrizione calorica. Le regole seguite nelle sperimentazioni preliminari sugli uomini sono quattro. La prima è ridurre le proteine, che “dovrebbero fornire il 10-12% delle calorie giornaliere” spiega Fontana. La seconda è digiunare per due giorni non consecutivi alla settimana. “Il digiuno non deve essere completo” sostiene il ricercatore. “Ai nostri volontari chiediamo di mangiare solo verdura cotta o cruda con un paio di cucchiai d’olio, per un totale di 500 calorie”.

La terza è sostituire la maggior parte delle proteine animali con quelle vegetali, ma senza azzerare del tutto le prime. “Le proteine animali contengono alcuni tipi di aminoacidi che aumentano il danno prodotto dal metabolismo alle cellule. Quelle vegetali contengono fibre, che plasmano i trilioni di batteri che popolano il nostro sistema digestivo in modo da ridurre le infiammazioni”. La quarta regola è concentrare il cibo nelle prime ore del mattino. “Ai nostri volontari – spiega Fontana – chiediamo di assumere tutte le calorie della giornata in otto ore partendo dalla mattina e di cenare il prima possibile, solo con verdure. Questo per far coincidere alimentazione e ritmi circadiani. Solo negli ultimi decenni l’uomo ha spostato i suoi ritmi di vita verso la notte, con effetti negativi sulla salute”.

Questa dieta, a differenza della restrizione calorica che ha effetti collaterali pesanti sulla funzione riproduttiva, provoca anemia e osteoporosi nelle sue forme più estreme e costringe a vivere con la bilancia da cucina, è stata ben tollerata dai volontari degli studi della Washington University. Ma l’idea di sottoporsi a lunghi periodi di digiuno è vista con perplessità dai gastroenterologi. “In generale sconsigliamo sbalzi di apporto calorico. L’organismo ha bisogno di ritmi costanti” sostiene Davide Festi dell’università di Bologna. Fontana e Partridge ricordano che nel corso dell’evoluzione uomini e animali hanno sempre mangiato in maniera intermittente.

“Quel che abbiamo osservato è che nei periodi di carenza di cibo l’organismo si mette in pausa, rallenta le sue funzioni metaboliche e quindi anche il danno che il metabolismo arreca alle cellule per poi rimettersi in moto nei periodi di abbondanza” spiega Fontana, che per promuovere una dieta sana ha partecipato alla fondazione dell’associazione “La grande via”. Il digiuno intermittente permetterebbe di mettere il corpo in stand by, rallentando l’invecchiamento senza ridurre le calorie complessive. L’aumento di peso è, in parte, governato dalla legge della termodinamica: se introduci più calorie di quelle che spendi, aumenti di grasso. Di conseguenza, non sono le proteine di per sé che causano l’aumento di peso, ma un surplus di consumo di calorie. Non importa cosa mangi, ma se ne mangi troppo alla fine ingrasserai.

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