Tagli internisti: un milione di pazienti senza visite ambulatoriali

I tagli dei medici internisti renderà orfani delle visite ambulatoriali un milione di pazienti in Italia. Un numero inferiore di internisti significa liste d’attesa per una visita più lunghe, peregrinaggio tra i vari specialisti che non riescono ad avere una visione d’insieme delle diverse patologie di cui può essere affetto un paziente e un aumento dei costi.

Un taglio, quello degli specialisti di medicina interna, che avrà ripercussioni su diversi aspetti dei pazienti. Saranno un milione quelli che non potranno più contare sulle visite specialistiche, tra questi in particolare anziani e indigenti. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) nel corso del 117esimo congresso nazionale tenutosi a Roma dal 14 al 16 ottobre.

SIMI, attraverso il suo presidente Francesco Perticone, esprime preoccupazione per le ricadute su un milione di pazienti e chiede il reinserimento nel nomenclatore della visita specialistica in medicina interna.

Il 16 per cento dei 6,4 milioni di ricoveri si trova in un reparto di medicina interna. I pazienti sono affetti da diverse patologie e l’internista è in grado di affrontare il quadro clinico nella sua interezza. Con l’uscita dalla nomenclatura delle attività di questa figura professionale fondamentale i pazienti saranno costretti a peregrinare tra i vari nefrologi, cardiologi, diabetologi che non avranno mai un quadro clinico completo, ma fatto solo di alcune parti che l’internista è in grado di unificare in un tutt’uno.

Dunque, diagnosi rese complicate o tardive per la mancanza di una visione d’insieme delle molti patologie di cui sono affetti specialmente gli anziani. Le visite da parte degli specialisti di medicina interna riducono i tempi per le visite ambulatoriali e gli esami strumentali oltre a contenere la spesa farmaceutica.

Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria: in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall’aumento dell’età media e soprattutto da una prevenzione insufficiente. Senza contare la riduzione dei costi e dei disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell’internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all’altro”  dichiara il presidente Perticone.

Il 5 per cento del totale delle visite specialistiche è di medicina interna, pari a 3,2 milioni, ma secondo SIMI dovrebbero essere almeno il doppio perché i ricoverati sono in continuo aumento. Il presidente Perticone si dice incredulo della scelta del Governo di eliminare le visite di medicina interna nel nuovo nomenclatore per l’assistenza ambulatoriale. Non si può lasciare senza specialista una quota di pazienti prevalentemente anziani.

L’accento continua ad essere posto sulla visione complessiva delle patologie che non può oggetto d’interesse degli esperti del singolo organo come pneumologi e cardiologi. Per questo al 117esimo congresso SIMI è stata anche proposta una rete per la gestione multidisciplinare con gli specialisti delle singole patologie croniche, coordinata da un internista.

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