Tumori: Aiom, Ricerca prevenzione e screening in Italia le guarigioni più alte d’Europa

Stiamo vivendo una fase che può essere defnita ‘Rinascimento della scienza’, il presente appartiene già al passato e il futuro sta accadendo ora. La riforma della governance del farmaco ci permette di fornire a tutti i pazienti la cura più effcace indipendentemente dal luogo di residenza. E il nuovo Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci anticancro innovativi si colloca proprio in quest’ottica. Solo così possiamo dare un senso concreto all’articolo 32 della Costituzione, che sancisce il diritto alla salute di tutti i cittadini. Vi ringrazio per il vostro impegno, perché siete voi i protagonisti di questo cambiamento. Vogliamo garantire speranza e vita ai cittadini”. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto ieri la cerimonia inaugurale in un auditorium gremito. “Il sistema sanitario italiano è universalistico – ha spiegato il Ministro -. Altri Paesi non rispondono agli stessi principi, basta pensare agli Stati Uniti o a Paesi con pochi abitanti come l’Olanda o il Lussemburgo.

Al centro del sistema sanitario deve essere sempre posto il paziente. La razionalizzazione delle risorse porta a una riduzione degli sprechi e a liberare fondi. È finito il tempo dei tagli lineari. Vogliamo vincolare all’Oncologia le risorse che vengono risparmiate. L’alleanza fra clinici e Istituzioni può portare a grandi risultati. Oggi le guarigioni aumentano, il cancro non può più essere chiamato ‘brutto male’. Dobbiamo continuare su questa strada. Le nuove terapie ci consentono in molti casi di vincere o cronicizzare la malattia. E abbiamo armi come la vaccinazione contro l’HPV che permette di prevenire in maniera effcace il cancro della cervice uterina”. Infne un riferimento alla recente proposta AIOM. “Mipiace molto il ‘Patto contro il cancro’ – ha sottolineato Lorenzin – perché è un’alleanza sulla salute e riguarda non solo i pazienti ma anche i familiari che vengono sempre profondamente colpiti dalla malattia”. La cerimonia inaugurale è proseguita con il PresidentialAddress. “Condivido l’idea di fondo espressa dal Ministro – ha spiegato il presidente Carmine Pinto -. L’accesso universale alle cure è questione di civiltà e democrazia. Il nostro lavoro è a 360 gradi, a partire dalle strategie di controllo. Ogni giorno in Italia sono circa 1000 le nuove diagnosi, trenta fra gli under 40. A fronte di questi numeri, cala la mortalità, -1134 i decessi nel 2013 rispetto al 2012: è il risultato delle strategie di controllo in sanità pubblica.

I numeri del cancro in Italia 2016 è la recente pubblicazione a cura  dell’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e l’AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori). Il report, a cadenza annuale giunto alla 6° edizione, conferma la riduzione della mortalità per il complesso dei tumore nei due sessi. La sopravvivenza per tumore si presenta in Italia, per molte sedi tumorali, a livelli pari o superiori a quelli medi europei. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne, presentano sopravvivenze a cinque anni che si avvicinano al 90% e la percentuale aumenta ancora quando la malattia è diagnosticata precocemente. Nel complesso la prevalenza osserva che la neoplasia più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

Ciò nonostante, le malattie oncologiche si attestano un fenomeno estremamente rilevante, con una domanda di assistenza per il nostro Sistema Sanitario che arriva dalle oltre 365.000 persone che avranno nel 2016 una diagnosi tumorale, alle quali si aggiungono più di  3.000.000 di italiani che hanno vissuto questa esperienza che sono sottoposti a visite periodiche di controllo ed esprimono nuovi e differenti bisogni socio-sanitari. In Italia tuttavia, una buona parte di esse, può essere considerata già guarita, con medesime probabilità di morire per tumore della popolazione generale.

Nel 2016 la stima di nuove diagnosi di tumore cresce per le donne mentre diminuisce negli uomini. L’incremento per il sesso femminile in parte è dovuto all’ampliamento dello screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni, rispetto al 2015, di ben 2000 nuovi casi di tumore alla mammella, un totale di 176.200 nel 2016. Nelle donne si osserva un lieve incremento di tumori del polmone, del corpo dell’utero, dei linfomi di Hodgkin e del melanoma e si assiste a una riduzione di incidenza dei tumori dello stomaco, delle vie biliari, dell’ovaio e della cervice uterina.

I numeri degli uomini sono in calo del 2,5%, le nuove diagnosi nel 2016 sono 189.600, erano 194.000 nel 2015. Globalmente, negli uomini l’incidenza dei tumori si riduce in maniera significativa nei tumori del polmone e della prostata e per la prima volta si assiste anche ad un calo dei tumori del colon-retto, a testimoniare l’impatto che hanno avuto nella popolazione generale i programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. Persiste negli uomini, un aumento dei tumori del pancreas, del testicolo, del rene e del melanoma.

Gradienti d’incidenza significativi Nord-Sud. Per tutti i tumori i tassi decrescono sensibilmente dal Nord al Sud. Rispetto all’Europa il tasso d’incidenza dei tumori tra gli uomini nel Centro Italia è più basso dell’8% e scende del 15% al Sud, l’andamento è buono anche per le donne italiane del Centro e Sud–isole, che rispettivamente hanno un tasso percentuale inferiore al 5% e 16%. In questo caso, pagano gli stili di vita migliori con una minore esposizione a fattori cancerogeni, come alimentazione, clima e minor inquinamento. Per contro nelle Regioni del Sud, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. Il rapporto  nella mortalità tra Nord e Sud si sta avvicinando, ma questo trend è per l’effetto della riduzione che globalmente si osserva al Nord e al Centro, mentre resta stabile al Sud.

La sopravvivenza per i tumori  si mantiene ancora con tassi sfavorevoli al Sud rispetto al Nord.In particolare al Nord si osservano sopravvivenze più alte per i tumori di stomaco, colon-retto, mammella e prostata mentre il Sud mostra valori più elevati per i tumori ematologici (LH in entrambi i sessi e mieloma e leucemie nelle femmine).  I tumori rari in Italia, per la prima volta sono stati descritti e analizzati nel Rapporto AIRTUM 2015 . L’analisi continua anche nel 2016 per i 198 diversi tumori rari identificati da RARECAREnet e sono stati calcolati indicatori relativi a incidenza, sopravvivenza a 1 e 5 anni e prevalenza.

In Italia, l’incidenza di tutti i 198 tumori rari è risultata pari a 147 nuove diagnosi ogni 100.000 abitanti: in totale in Italia 89.000 persone hanno una diagnosi di tumore raro ogni anno; questo numero rappresenta circa il 25% di tutti i nuovi tumori diagnosticati in un anno.

Il 7% di tutti i tumori rari diagnosticati in Italia è costituito dai tumori ematologici rari (41 casi per 100.000) e il 18% da tumori solidi rari (106 casi per 100.000). Tra questi ultimi, i tumori rari epiteliali dell’apparato digerente sono i più frequenti (23%, incidenza: 26 casi per 100.000), seguiti dai tumori epiteliali del distretto testa e collo (17%, incidenza: 19 casi per 100.000), dai tumori rari dell’apparato genitale femminile (17%, incidenza: 17 casi per 100.000), dai sarcomi (8%, incidenza: 9 casi per 100.000), dai tu mori del sistema nervoso centrale e dai tumori epiteliali toracici rari (5%, incidenza: 6 e 5 per 100.000, rispettivamente).  In definitiva i dati analizzati ci permettono di affermare che ogni quattro tumori diagnosticati in Italia uno è raro; questa proporzione è simile a quella osservata in Europa (24%; www.rarecarenet.eu).

Quest’anno per la prima volta il volume dedica un capitolo al test per la determinazione dell’antigene prostatico specifico (Psa).  Agli inizi degli anni Novanta l’introduzione di questo esame ha modificato profondamente l’epidemiologia del tumore della prostata. Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è il rischio di sovra-diagnosi, cioè di individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero stati diagnosticati a causa della loro lenta crescita. Uno studio condotto in Europa su 162.387 uomini ha evidenziato, grazie a questo test, una netta riduzione della mortalità per carcinoma prostatico, pari al 21 %,  ma i risultati non sembrano sufficienti a giustificare un’attività di screening su tutta la popolazione. Non sono evidenti effetti nella diminuzione dei decessi tra gli over 70, servono quindi strategie migliori per individuare i gruppi a rischio, minimizzare i falsi positivi e il conseguente sovra-trattamento inutile.

Alcuni programmi di screening in Italia e Olanda hanno sostituito il Pap-test con il test Hpv (Human Papilloma Virus), dimostrandosi più efficace nell’individuare precocemente segnali della patologia. La strategia di screening propone il test Hpv  a partire dai 30-35 anni con intervallo quinquennale, mentre nella fascia di età precedente, fra i 25 e i 30 anni, si  utilizza il Pap-test con intervallo triennale. Numerosi studi hanno evidenziato una maggiore sensibilità del test HPV nell’individuazione di lesioni tumorali rispetto al Pap-test.  In Europa diversi documenti di indirizzo lo propongono come test primario e in Italia questo protocollo è al vaglio della Conferenza Stato-Regioni per la sua adozione a livello nazionale. Diverse Regioni hanno già rivisto in questo senso i programmi di screening in funzione di una maggiore efficienza.

Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi di tumore: è un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo atto a migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi, ma anche in termini di qualità di vita. Questa monografia per la prima volta riporta stime di incidenza ottenute utilizzando i dati dei Registri Tumori italiani, con una copertura nel territorio nazionale del 60%. Dati che permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri Tumori, e quindi di elaborare le proiezioni al 2016. Numeri che raccontano le storie di sofferenza, di  troppe persone che nel loro complesso lasciano una preziosa eredità, un peculiare sostegno e orientamento a chi si occupa di ricerca, di assistenza e di programmazione sanitaria nel nostro Paese.

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