Tumori: l’immunoterapia può essere la svolta epocale

Immunoterapia per combattere tutti i tipi di tumori, è quanto emerge dal Congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO) che quest’anno si tiene a Copenaghen dal 7 all’11 ottobre. Ricercatori da tutto il mondo riuniti per presentare le novità sulle terapie adottate per combattere i tumori.

Durante il congresso i ricercatori di tutto il mondo hanno presentato le ultime novità sul trattamento del tumore polmonare e non solo. L’immunoterapia utilizzata per combattere molti tipi di tumori sarebbe efficace anche contro tutti gli altri, un cambiamento che, dunque, riguarda tutta l’oncologia.

L’immunoterapia, che utilizza il sistema immunitario come arma per combattere i tumori, risulta efficace nel trattamento di: cancro al polmone, al fegato e melanoma, ha fornito ottimi risultati anche nei tumori della testa e del collo, del rene, della vescica, mielomi e alcuni linfomi. È in fase di sperimentazione come terapia anche contro i sarcomi o i tumori pediatrici.

Il ruolo del sistema immunitario nella patogenesi dei tumori è noto sin dal secolo scorso. Tuttavia i primi tentativi di stimolare una risposta immune antitumorale hanno avuto poco successo. Recentemente, i nuovi farmaci immunoterapici, sviluppati per indurre una risposta immunitaria contro il tumore e che hanno come bersaglio le molecole PD-1 e PD-L1, hanno cambiato la storia naturale dei pazienti con tumore polmonare prolungandone la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia.

I trattamenti del tumore al polmone sono quelli che hanno avuto maggior successo con una riduzione del 47 per cento del rischio di mortalità. Nel corso del congresso mostrati i risultati del cancro a testa e collo con l’uso del nivolumab e di questo farmaco insieme all’ipilimumab nella terapia del cancro al rene.

I pazienti che hanno assunto questi farmaci hanno mostrato un tasso di sopravvivenza maggiore rispetto alla cura chemioterapica. Dopo due anni dal trattamento con la combinazione dei due farmaci il tasso di pazienti ancora in vita è del 70 per cento. In questi casi la prudenza non è mai troppa e dire che si è trovata la cura a tutti i mali non è possibile.

Ci possono essere pazienti non adatti alle terapie con questi farmaci che devono, per forza di cose, affidarsi alla chemioterapia. Gli studi continuano e riescono ad incrementare la percentuale di pazienti in vita, ma la vera rivoluzione sarà trovare una cura. Un giorno, magari anche con l’ausilio delle nanotecnologie, si riuscirà a trovarla. Occorre investire e tanto nella ricerca e sostenere i ricercatori italiani.

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