Tumori: la sfortuna è una componente minima, c’è ben altro

I tumori non sono dovuti solo alla sfortuna, componente comunque presente, ma che non è la sola determinante. Nuovo studio pubblicato su Nature confuta quello dello scorso anno che imputavo esclusivamente alla sfortuna l’insorgere dei tumori escludendo in tal modo fattori ambientali ed ereditari.

Lo studio dello scorso anno pubblicato su Science destò non poche polemiche e sosteneva che “alcuni tipi di tessuto danno origine a tumori umani milioni di volte più spesso rispetto ad altri tipi di tessuto. Anche se questo è stato riconosciuto da più di un secolo, non è mai stato spiegato“. Secondo lo studio australiano la durata del rischio di tumori di molti tipi diversi è fortemente correlata con il numero totale di divisioni del normale rinnovamento delle cellule per il mantenimento dell’omeostasi di quel tessuto.

Secondo gli studiosi australiani i risultati della ricerca erano che solo un terzo della variazione nel rischio di cancro in tessuti è attribuibile a fattori ambientali o predisposizioni ereditarie. La maggior parte è dovuto alla “sfortuna“, cioè, a mutazioni casuali derivanti dalla replicazione del DNA nelle cellule staminali tumorali.

Un nuovo studio sullo stesso argomento smentisce su basi scientifiche quanto affermato dai ricercatori australiani. Con la pubblicazione su Nature, i ricercatori dell’UMC Utrecht (Olanda), dimostrano che il graduale accumulo di mutazioni genetiche nelle cellule staminali adulte umane (CSA) durante la vita è associata a varie malattie legate all’età e la casualità della mutazione genetica delle cellule staminali è solo un fattore.

Studiando i modelli di mutazione del genoma del piccolo intestino, del colon e del fegato di donatori umani di età compresa tra 3 e 87 anni hanno dimostrato che le mutazioni si accumulano costantemente nel tempo in tutti i tipi di tessuto valutate, ad una velocità di circa 40 nuove mutazioni all’anno, nonostante l’ampia variazione dell’incidenza del cancro tra questi tessuti. Le cellule staminali umane acquisiscono errori nel DNA ad un tasso praticamente costante, in tutti gli organi, indipendentemente da quale sia l’incidenza del numero di tumori per un determinato organo.

Dunque, la casualità ha un ruolo che, con un gioco di parole, si può definire casuale nello sviluppo dei tumori. Le cellule si rigenerano secondo il fenomeno dell’autofagia (assegnato il premio Nobel per la medicina 2016 al biologo Oshuni), meccanismo che permette alle cellule di riciclarsi e rinnovarsi continuamente, e i continui cicli possono comportare la formazione di errori che, a loro volta portano, alla genesi del cancro.

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