Whatsapp nel mirino dall’Antitrust: due procedimenti per la condivisione dei dati con Facebook

Whastapp è sotto indagine dell’Agcm, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, per presunte violazioni nel passaggio di dati a Facebook e per verificare la correttezza del procedimento che potrebbe essere vessatorio nei confronti dei consumatori rispetto all’accettazione forzata dei “Termini di utilizzo”. Da quanto si apprende dal sito del Garante sono due i procedimenti a carico di Whatsapp Inc.

Whatsapp e Facebook ad agosto si sono “unite” per potersi scambiare i dati degli utenti. A tutti i consumatori che utilizzano l’applicazione è apparso, all’apertura della chat, un messaggio in cui veniva chiesto di accettare i nuovi “termini e condizioni”. Non accettarli comportava l’impossibilità di continuare ad utilizzare l’applicazione.

Facebook di proprietà di Mark Zuckerberg ha acquistato l’applicazione di messaggistica istantanea nel febbraio del 2014 da Jan Koum. La promessa fatta agli utenti fu che Whatsapp non sarebbe cambiata e così è stato fino a quando, questa estate, il CEO di Menlo Park ha deciso che per utilizzare le nuove funzioni del social network, tra cui i nuovi bot di messenger e Whatsapp, aveva bisogno dei dati degli utenti per poter fornire un prodotto mirato a ciascuno.

In quella occasione fu rilasciato un comunicato stampa visibile sul sito di Whatsapp: “Oggi per la prima volta in quattro anni abbiamo aggiornato i termini e l’informativa sulla privacy di WhatsApp, in quanto parte dei nostri piani per testare i modi in cui le persone potranno comunicare con le imprese nei prossimi mesi. I documenti aggiornati riflettono anche il fatto che ci siamo uniti a Facebook e che recentemente abbiamo implementato molte nuove funzioni, come la crittografia end-to-end, le chiamate WhatsApp, e strumenti di messaggistica come WhatsApp per il web e il computer“.

Non tutti forniscono il proprio numero di telefono a Facebook oppure ne utilizzano diversi, uno fornito a Facebook e l’altro a Whatsapp, ma questo non è più possibile: “E collegando il tuo numero di telefono con i sistemi di Facebook, Facebook potrà offrirti migliori suggerimenti di amici e mostrarti inserzioni più pertinenti se disponi di un account Facebook“.

Questi cambiamenti sono stati imposti e non scelti ed è questo che l’Agcm contesta. La non accettazione dei nuovi termini avrebbe comportato l’impossibilità di utilizzo dell’applicazione, ma non solo. Il Garante contesta anche i nuovi “Termini di utilizzo” che impone, ancora, all’utente senza possibilità di scelta alternativa modifiche unilaterali del contratto da parte della società.

Sul sito dell’AGCM si legge: “L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo.

Un primo procedimento è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima. L’effetto di condizionamento sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione “Facebook” in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link.

L’altro procedimento istruttorio è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani“.

Un’altra istruttoria è stata aperta a fine settembre dal Garante per la Privacy sempre in seguito alla modifica dei termini di utilizzo che WhatsApp a fine agosto ha imposto ai propri utenti fornendo a Facebook informazioni degli account dei singoli utenti per finalità di marketing.

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