Wwf: è allarme, entro il 2020 due terzi di specie animali e vegetali potrebbero sparire

Entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%. Il peso insostenibile della  mano dell’uomo sulla fauna selvatica  è solo uno dei numerosi segnali negativi che ci manda  il Pianeta Terra, segnali  raccolti dal WWF nel suo Living Planet Report, lanciato oggi in tutto il mondo con eventi speciali in tutti i continenti.

A Stoccolma uno degli autori, Johan Rockström, illustrerà il report presso lo Stockholm Resilience Center di cui è direttore, alla presenza del Ministro dell’Ambiente svedese. In Italia è previsto nel pomeriggio un evento presso la  Camera dei Deputati, alla presenza, tra gli altri, della Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’economista Enrico Giovannini e la Presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi. Living Planet Report 2016: Rischio e resilienza in una nuova era è l’undicesima edizione del Living Planet Report, una  pubblicazione biennale del WWF, e analizza oltre 14.000 popolazioni di vertebrati di oltre 3.700 specie dal 1970 al 2012. La presentazione in Italia  è promossa in collaborazione con Sofidel,  sarà seguita in diretta streaming:  bit.ly/LivingPlanetReport_2016

Per la prima volta nella storia l’impatto delle attività umane sui sistemi viventi del Pianeta è stato talmente forte da generare la ‘nascita’ di un nuovo periodo geologico nella storia della Terra, l’Antropocene: il Report WWF ne tratteggia lo stato indicando anche i cambiamenti più urgenti da attuare , a partire da una significativa rivoluzione nei  sistemi alimentari e energetici. Secondo il rapporto le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58 per cento tra il 1970 e il 2012, il dato disponibile più recente. Il declino subito dal mondo selvatico in appena mezzo secolo preannuncia un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020. Ma quell’anno coincide anche con diversi traguardi importanti: nel 2020 entreranno in funzione gli impegni assunti nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, insieme alle prime azioni ambientali all’interno dei piani di sviluppo sostenibile. Queste misure, se verranno attuate contestualmente agli obiettivi sulla biodiversità che, sempre a livello internazionale ed europeo sono stati fissati per lo stesso periodo, saranno in grado di riformare adeguatamente il sistema alimentare e energetico per  tutelare la ricchezza della vita  selvatica in tutto il mondo.

“Il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti”, ha dichiarato Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale –  “Non stiamo parlando solo delle specie meravigliose che tutti amiamo: la biodiversità rappresenta la base stessa del buono  stato di salute delle foreste, dei fiumi e degli oceani. Senza le specie animali gli ecosistemi crolleranno e con loro i ‘servizi’ che la natura ci fornisce quotidianamente come la purificazione dell’aria, dell’acqua, il cibo e la difesa dai cambiamenti climatici. La buona notizia è che abbiamo gli strumenti per risolvere questo problema e dobbiamo usarli subito se vogliamo seriamente preservare un pianeta vivente che sostenga la nostra sopravvivenza e il nostro sviluppo”.

Il rapporto del WWF utilizza il Planet Index Living, fornito dalla Società Zoologica di Londra (ZSL), per monitorare le tendenze delle popolazioni di fauna selvatica, tendenze che mostrano una riduzione importante della loro dimensione globale. Le specie di acqua dolce sono complessivamente diminuite dell’81% tra il 1970 e il 2012, l’indice marino delle specie mostra  per lo stesso periodo un calo complessivo del 36% . ma accanto alle pessime notizie, ve ne sono anche di positive: è il caso della lince europea, ridotta fortemente nel passato per la caccia e la deforestazione. Leggi di tutela, progetti di reintroduzione e garanzie per la sua espansione naturale hanno fatto sì che questa specie risalisse la china dell’estinzione. Oggi in Europa vivono tra i 9.000 – 10.000 esemplari di lince, il 18% della popolazione mondiale e il suo ritorno è un segnale incoraggiante rispetto alle potenzialità di recupero della natura che possiamo ancora sfruttare.
“La mano dell’uomo continua a pesare sul declino delle popolazioni di fauna selvatica a livello globale, con un particolare impatto negli habitat d’acqua dolce. È importante sottolineare che tuttavia, si tratta di declino e non ancora di estinzione e questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per mettere in atto un Piano Marshall per il recupero di queste popolazioni “, ha detto il professor Ken Norris, direttore scientifico  della Società Zoologica di Londra.

“Continuando a oltrepassare i limiti biologici e fisici della Terra minacciamo il nostro stesso  futuro “, ha detto Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – “Questo è un momento decisivo perché siamo ancora in grado di sfruttare  le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell’economia e della finanza in una direzione più sostenibile, partendo dalla considerazione del Capitale Naturale, cioè la vera ricchezza da cui tutti dipendiamo quella della natura, in tutti i processi economici e politici. Proteggere adeguatamente l’ambiente contestualmente allo sviluppo economico e sociale richiede un cambio radicale del sistema da parte dei singoli cittadini, delle aziende e dei governi passando da un approccio miope ad un approccio visionario che valorizzi le generazioni future”.

Tra i vari esempi il rapporto descrive il caso dei piccoli agricoltori in Kenya che collaborano con le autorità locali e l’industria alimentare per la gestione delle risorse naturali del lago Naivasha,  il secondo più grande specchio d’acqua dolce del paese, un hotspot di biodiversità e una risorsa importante per il PIL nazionale.

Nel Report si segnala con forza l’attuazione concreta dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata da tutti i paesi del mondo in sede ONU nel 2015 con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile,come una guida essenziale al quel processo decisionale in grado di assicurare che l’ambiente sia tenuto in conto al pari di altri interessi economici e sociali.

Le  strade suggerite dal WWF per un’Italia sostenibile

  1. •    Il 4 novembre entrerà in vigore l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Da quel giorno l’Italia deve essere pronta non solo a mantenere le proprie promesse e il proprio assenso formale all’attuazione dell’Accordo ma ad incrementare in maniera decisa e concreta tutti gli sforzi nel campo delle energie rinnovabili, l’efficienza ed il risparmio energetico, eliminando progressivamente gli approvvigionamenti da fonti di combustibili fossili ad iniziare dal carbone
  2. •    L’Italia deve provvedere, al più presto,alla realizzazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in un maniera sinergica ed integrata con tutti gli organi di governo, in armonia con l’Agenda 2030 ed i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed avviare concretamente la realizzazione delle proposte in essa contenute
  3. •    E’ stato finalmente formalizzato con la prima riunione, che ha avuto luogo il 25 ottobre, il Comitato nazionale per il Capitale Naturale (legge 221/2015) che dovrà realizzare il primo rapporto sullo stato del capitale naturale del nostro Paese entro il febbraio 2017. Il documento dovrà essere integrato nel processo di programmazione economica a partire dalla predisposizione del DEF fino alla legge di bilancio
  4. Elaborazione e realizzazione di un Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico.
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