20 milioni di italiani senza denti, un vero problema di salute pubblica

Prendersi cura dei denti è fondamentale non solo per assicurarsi un bel sorriso ma anche per preservare una corretta funzione masticatoria e un buono stato di salute generale. Secondo un recente studio apparso sul Journal of the American Geriatrics Society, la perdita di elementi dentari può associarsi a un futuro declino delle capacità fisiche e mentali. Non a caso, l’OMS si è posta l’obiettivo di ridurre, entro il 2020, il numero di pazienti edentuli, per migliorare la qualità di vita e contrastare l’invecchiamento.

Ma qual è l’entità del problema nel nostro Paese? Quali comportamenti attuano gli italiani a beneficio della propria salute orale? Come vivono la perdita dei denti e che cosa fanno per prevenirla o per porvi rimedio, quando ne sono colpiti? Qual è la loro esperienza in fatto di protesi dentali? A queste domande ha cercato di rispondere un’indagine commissionata dall’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (AIOP) a Doxa, su un campione rappresentativo di italiani di età compresa tra 40 e 75 anni.

L’indagine è stata presentata a Milano, alla vigilia del XXXV Congresso Internazionale Aiop che si apre a Bologna. “La perdita dei denti naturali è un fenomeno pervasivo tra gli italiani over 40, al punto da poterlo definire un vero problema di salute pubblica”, ha esordito Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice. “Un problema sociale” ha evidenziato il presidente AIOP Fabio Carboncini ricordando come “l’edentulia, parziale o totale, è un fenomeno con un notevole impatto socio-sanitario: se non opportunamente trattata, ripristinando gli elementi dentari mancanti, può avere serie ripercussioni sulla capacità masticatoria ma anche sulla vita di relazione, sulla salute globale del paziente – specie se anziano – e sulle sue funzioni cognitive”.

“La perdita dei denti naturali è un fenomeno pervasivo tra gli italiani over 40, al punto da poterlo definire un vero problema di salute pubblica”, ha esordito Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice. “Al 70% degli intervistati manca almeno un dente: in media, i 40-44enni ne hanno persi 4 e i 65-75enni 10. Proprio nel segmento più agé si riscontra la situazione più critica, con un numero medio di denti naturali residui inferiore a 20. In generale, giocano un ruolo differenziale l’età e la scolarità del campione: più aumentano gli anni e diminuisce il livello di istruzione, più i soggetti tendono a trascurare il problema. La nostra indagine ha rilevato che gli anziani e le persone culturalmente meno evolute sono anche più fatalisti e rassegnati nei confronti dell’edentulia. Paradossalmente, chi ha meno denti si sottopone anche con minore frequenza a visite di controllo. Nel complesso, sebbene la maggioranza degli interpellati dichiari che la perdita della dentatura si possa prevenire, i comportamenti messi in atto non sempre sono coerenti e corretti, ai fini di una reale prevenzione”.

Nel dettaglio, la ricerca ha rilevato che, per il 77% del campione, perdere i denti è un evento molto traumatico, soprattutto se riguarda quelli anteriori. Più sensibili al tema le donne, i soggetti più scolarizzati, i 45-64enni e i residenti al Nord Italia. Molteplici le conseguenze citate, di carattere fisico ma anche psicologico: difficoltà di masticazione (33%), senso di vergogna (23%), problemi digestivi (22%), tendenza all’isolamento (15%), minore autostima e difficoltà nel parlare (9%), disturbi mentali e cognitivi (6%).

Benché 1 intervistato su 2 consideri la perdita dei denti qualcosa di ineluttabile, legato all’invecchiamento, alla domanda specifica sulle possibilità di prevenzione il 91% si dice convinto che il fenomeno si possa evitare, ma i comportamenti adottati sono poco in linea con questo scopo: il 20% ritiene sufficienti, infatti, un’attenta igiene orale e sani stili di vita, senza doversi sottoporre a periodiche visite di controllo; 1 su 6 non va dal dentista da oltre un anno e il 30% vi si reca solo se ha una criticità da risolvere. A frequentare poco lo studio odontoiatrico sono soprattutto gli over 65, con pochi denti, bassa scolarità e residenti nel Centro-Sud, ossia le categorie più a rischio di sviluppare problemi di salute causati da una masticazione compromessa.

Complice una prevenzione non adeguata, restano al massimo 20 denti naturali al 43% dei soggetti tra i 65 e i 75 anni, al 25% dei 55-64enni ma anche al 13% dei 40-54enni. Il 15% degli over 65 ne è del tutto privo. Un risultato che vede l’Italia in ritardo rispetto agli obiettivi OMS: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, consapevole dello stretto rapporto tra capacità masticatoria e qualità di vita, si è riproposta di ridurre entro il 2020 il numero di pazienti edentuli e aumentare la percentuale di 80enni con almeno 20 denti naturali residui.

Non solo: la ricerca ha anche evidenziato un approccio sbagliato alle cure. Oltre un quarto dei soggetti (27%) che hanno sperimentato la perdita di elementi dentari non si è rivolto al dentista, per reintegrarli con una protesi. Di questi, metà rivela di non averne “sentito la necessità” ma anche gli aspetti economici (28%) e il timore di provare dolore (17%) sembrano aver influito.

Nel gruppo dei 65-75enni, – spiega Fabio Carboncini – un terzo del campione ha perso oltre 10 denti, con serie ripercussioni sulla funzione masticatoria. Recenti lavori scientifici hanno fatto il punto sulle attuali conoscenze circa il rapporto tra masticazione e funzioni cerebrali superiori. Oggi sappiamo che l’atto masticatorio favorisce l’afflusso di sangue al cervello e agisce positivamente su memoria, apprendimento e stato di veglia. Una masticazione ridotta, invece, costituisce un fattore di rischio epidemiologico per lo sviluppo di deficit cognitivi, demenza e sindromi depressive. La riabilitazione protesica di pazienti parzialmente e totalmente edentuli rappresenta quindi un intervento indispensabile non solo per contribuire a un bel sorriso e a migliori condizioni di nutrizione, ma anche per rallentare i processi d’invecchiamento del sistema nervoso centrale negli anziani. Questo sarà uno dei temi al centro del nostro Congresso; oltre a discuterne in contesti scientifici, tuttavia, è necessario sensibilizzare i cittadini sulle possibili conseguenze della perdita dei denti e sulla necessità di ripristinare la funzione”.

Funzione masticatoria a parte, per la maggioranza del campione – soprattutto le donne, i soggetti più scolarizzati e under 54 – anche la componente estetica ha notevole rilevanza. In presenza di elementi dentari sani ma brutti, infatti, secondo il 55% degli interpellati è sempre necessario intervenire mentre il 18% prenderebbe in considerazione questa ipotesi solo per i denti anteriori.

“Una percentuale superiore al 50% degli intervistati mostra attenzione alla condizione estetica dei denti”, ha commentato Carlo Poggio, Consigliere AIOP. “In passato, nelle situazioni in cui questo aspetto risultava molto compromesso, la possibilità di miglioramenti tramite terapie protesiche era molto difficile. Oggi l’evoluzione sia dei materiali, sempre più estetici e con caratteristiche meccaniche migliori, sia delle tecnologie – con i sistemi di produzione digitali, dall’impronta alla realizzazione delle protesi – consente di trattare queste situazioni, quando indicato, con semplicità e prevedibilità. Il fattore umano resta ovviamente fondamentale, per la definizione della diagnosi e delle priorità di trattamento di ogni singolo paziente. Per questo motivo, AIOP da quasi 40 anni si occupa di formazione e aggiornamento culturale in ambito protesico: solo nelle mani di operatori qualificati i sistemi più avanzati possono essere utilizzati per garantire trattamenti finalizzati al mantenimento e al miglioramento della salute orale”.

Infine, secondo la ricerca Doxa, le protesi più diffuse tra chi ha scelto di rimpiazzare i denti mancanti sono i ponti (42%) e gli impianti (38%); scheletrati (13%) e protesi totali rimovibili (8%). La quasi totalità dei pazienti (99%) ha preferito rivolgersi a un professionista in Italia, sfatando così il mito dei viaggi nell’Est Europa per cure low lost. Il grado di soddisfazione è decisamente elevato, sia per il lavoro del dentista (molto soddisfatti 64%) sia per la soluzione protesica utilizzata (molto soddisfatti 60%), che mediamente dura da 11 anni. Un dato positivo, a conferma del livello di alta specializzazione che oggi contraddistingue l’odontoiatria italiana.

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