Aids, nel mondo vivono con il virus HIV circa 36,7 milioni di persone

Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids, ovvero l’occasione per sollecitare più persone possibili a impegnarsi nella lotta contro l’Aids e dimostrare così la loro solidarietà con le persone affette da HIV. In tutto il mondo vivono con il virus HIV circa 36,7 milioni di persone. Nonostante tutti i chiarimenti, devono continuare a lottare contro pregiudizi e discriminazione. Mobbing e licenziamenti sul posto di lavoro, outing sui social media e in ambito privato, rifiuto di pagare la terapia da parte delle casse malati, barriere sulla via dell’indipendenza, diffamazione nei confronti di terzi sono solo alcune discriminazioni che le persone sieropositive devono affrontare quotidianamente.

Nel novembre 1988 si riunirono l’Assemblea Generale dell’Onu e il Summit mondiale dei Ministri della Salute che adottarono la Giornata Mondiale di lotta all’Aids con l’intento di dimostrare l’importanza della lotta contro la pandemia e della solidarietà necessaria per combatterla.

L’Aids colpisce tutti i Paesi del mondo, da ciò risulta come sia importante unirsi su scala mondiale per poter agire insieme contro  un’epidemia che da quando ha avuto origine ha causato circa 20 milioni di morti. Il fatto che la malattia abbia un grosso raggio di diffusione porta ogni essere umano a poter entrare in contatto con il virus: le informazioni e le numerose pubblicazioni che riguardano il virus Hiv e l’Aids danno a ciascuno la possibilità di conoscere, sapere ed agire. Dal 1° Dicembre 1988 partirono grosse campagne annuali di
informazione e prevenzione contro una delle più devastanti epidemie che caratterizzano il nostro secolo e il nuovo millennio.

Dal 18 al 25 novembre si svolgerà in tutta Europa “la settimana del test” una grande mobilitazione per promuovere l’accesso facilitato ai test dell’Hiv e dell’epatite e la consapevolezza del proprio stato sierologico tra la popolazione. La Lila, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, anche in vista del World Aids Day del primo dicembre, aderisce all’iniziativa offrendo test rapidi per l’Hiv in forma anonima e gratuita in nove delle proprie sedi: Bari, Cagliari, Catania, Como, Lecce, Milano, Piemonte, Toscana, Trentino. A chiunque vorrà accedere al servizio saranno proposti colloqui di supporto e orientamento su tutti i temi concernenti l’Hiv e Hcv: prevenzione, salute, diritti, nonché un eventuale accesso “facilitato” ai centri clinici qualora necessario.

Per la Lila si tratta di un impegno straordinario: quasi 90 ore sul campo con decine di volontari, counsellors e medici coinvolti, un’opportunità unica in Italia per incoraggiare al test quanti, inconsapevoli del proprio stato sierologico, non si siano mai rivolti, e non si rivolgerebbero, alle strutture tradizionali.

La testing week è promossa da “Hiv in Europe”, network composto da enti governativi, operatori sanitari ma soprattutto da realtà della società civile come la Lila. La settimana di iniziative coinvolgerà quasi 500 organizzazioni in oltre 50 paesi. Giunto alla sua quarta edizione, quest’appuntamento si conferma uno dei più importanti eventi mondiali sul fronte della prevenzione dell’Hiv/Aids e delle epatiti. Titolo di quest’anno: “Test. Treat. Prevent”, ossia “Test, Terapia, Prevenzione”, tre azioni fondamentali per imprimere una svolta definitiva nell’azione di contenimento di questi virus.

I dati di “Hiv in Europe” ci dicono i che, tra i due milioni e mezzo di persone con HIV stimate in tutta l’area europea, almeno una su tre (in Italia, secondo altre stime, una su 4) non è a conoscenza del proprio stato sierologico e che metà delle diagnosi vengono effettuate in ritardo rispetto al momento in cui si è contratto il virus (late presenters). E’ questo un fenomeno che ritarda anche l’accesso alle cure, ne compromette l’efficacia e pregiudica l’azione di contenimento dell’epidemia (TasP).

Unaids, l’agenzia Onu per la lotta all’Aids, indica che, per debellare il virus entro il 2030, sia necessario raggiungere rapidamente la quota di un 90% di persone con Hiv, consapevoli del proprio stato e con accesso alle cure. Al momento siamo ancora lontani da questi standard. Per questo tutte le più importanti agenzie internazionali, Unaids in testa, raccomandano il pieno coinvolgimento di associazioni e community. Questo proprio perché realtà come Lila sono in grado di offrire modalità di accoglienza e più vicine alle persone che, per vari motivi, hanno difficoltà ad accedere alle strutture sanitarie tradizionali: orari, di apertura, costo dei servizi, richiesta di documenti d’identità. Le associazioni possono, al contrario, garantire anonimato, sostegno non giudicante tramite counsellor o operatori pari, possono recarsi nei luoghi dei gruppi più vulnerabili, proporre il test anche in orari serali, notturni, nei fine settimana. L’iniziativa di quest’anno sarà, per alcune delle nostre sedi, anche l’occasione per rendere permanenti i servizi di testing rapido ad accesso facilitato, sempre in modalità gratuita.

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