Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Silicon Valley in rivolta

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Battuta la favorita Hilary Clinton, favorita soprattutto dai giganti della Silicon Valley tutti contro Trump e le sue idee che con la tecnologia non vanno molto d’accordo. L’establishment politico in generale ha sottovalutato Trump e i suoi sostenitori per più di un anno, ora quali saranno le conseguenze lo potrà dire solo il tempo.

Appena eletto il miliardario Trump, ora dovremo imparare a chiamarlo Mr President, ha stemperato gli animi di una campagna lunga e dura, combattuta spesso sopra le righe. Le posizioni populiste e conservatrici del neo presidente hanno prevalso sulla rivale e il suo appoggio ai giganti della Silicon Valley.

La corsa presidenziale ha messo ben in evidenza che per quanto i social network siano costantemente presenti nelle nostre vite alla fine la vita reale è tutt’altra cosa. Su Facebook e Twitter la vittoria sembrava scontata per la moglie dell’ex presidente e invece. Molte delle persone coinvolte nella tecnologia non hanno ottenuto quello che volevano: la presidenza di Hillary Clinton.

Ed è ancora tramite la tecnologia e i social network che i giganti e non della Silicon Valley esprimono il loro rammarico e le loro preoccupazioni. “Sento come se la cosa peggiore fosse accaduta nella mia vita” ha twittato Sam Altman, presidente dell’incubatore di startup Y Combinator. Oggi il tono è leggermente diverso “stanotte abbiamo pianto, ci siamo disperati e abbiamo avuto paura. Domani torniamo a lavoro cercando di costruire il mondo che vogliamo“.

È così che si sentiva la gente quando ha realizzato che Hitler potesse realmente prendere il potere?” il tweet di Mark Pincus co-fondatore di Zynga. Shervin Pishevar, il co-fondatore di Hyperloop One, ha dichiarato che si impegnerà perché avvenga la secessione della California.

La vittoria di Trump è il colpo di scena finale in una gara surreale che aveva attirato gli hub della tecnologia in un ruolo politico sempre più assertivo. La preoccupazione è che la sua presidenza avrebbe lasciato il settore della tecnologia degli Stati Uniti in una posizione di disagio incerta.

Il totale dei contributi da internet per la campagna di Clinton sono stati 114 volte superiori a quelle di Trump, secondo le statistiche compilate dal Center for Responsive Politics. Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha espresso un rimprovero dai toni accesi alle idee di Trump in materia di immigrazione nel mese di aprile.

Dustin Moskovitz, che ha fatto fortuna come co-fondatore di Facebook, ha impegnato 20 milioni dollari in gruppi democratici che si opponevano a Trump. Altre figure di alto profilo della Silicon Valley, come il CEO di Salesforce Marc Benioff e Reid Hoffman, presidente di LinkedIn, hanno preso posizioni anti-Trump. Trump è stato il bersaglio anche del fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post.

Se non altro, la Clinton era un cliente noto. Nel mese di giugno, ha pubblicato un programma dettagliato del suo approccio alla politica tecnologica. Il documento di 7.000 parole, esponeva i piani per i crediti fiscali, l’impegno a portare avanti le politiche di Obama verso la neutralità della rete e una commissione nazionale sulla sicurezza digitale e la crittografia.

Trump non ha presentato alcun documento, quello che si sa al momento della sua posizione su questo argomento è dovuto alle sue osservazioni disinvolte durante la campagna elettora. Su una delle questioni più controverse, la crittografia ad esempio, ha attaccato duramente Apple per aver rifiutato di aiutare l’FBI a sbloccare il cellulare di uno dei sospettati della sparatoria San Bernadino. “Chi si credono di essere?“, ha detto in un’intervista su Fox&Friends chiedendo anche il boicottaggio della società.

Trump ha anche chiesto di spegnere il web, una volta scherzosamente ha chiesto alla Russia di realizzare attacchi informatici contro gli Stati Uniti per trovare le email relative al server privato della Clinton. Riassumendo quanto affermato durante la campagna presidenziale, secondo Trump sono da “rivedere“: i visti di lavoro per gli stranieri della Silicon Valley; la neutralità della Rete; la cybersicurezza; il ritorno in patria dei guadagni di Apple.

Di certo i toni e le parole che si utilizzano durante una campagna elettorale saranno poi smorzati durante il mandato. I giganti della Silicon Valley sono ansiosi di conoscere la visione politica più coerente di Trump. Anche se è difficile che un tale personaggio controverso possa modificare estremamente le sue idee.

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