Facebook e le troppe bufale, Zuckerberg lavora ad una soluzione

Social network, tecnologia, politica, giornalismo in un marasma di notizie vere e false condivise su Facebook (e altre piattaforme) possono influenzare l’opinione pubblica al punto da indirizzare le idee e le convinzioni. È quello che è stato contestato a Mark Zuckerberg e alla sua creatura da oltre un miliardo di utenti mensili e Mark risponde con un lungo post in cui dichiara guerra alla “misinformation“.

Una dura battaglia quella contro le false informazioni che girano su Internet probabilmente da quando la rete è nata. Diversi scopi identico risultato: disinformazione. Anche se ognuno di noi crede di essere immune dall’influenza di ciò che viene letto e condiviso in rete, in realtà rimane lì, magari molto in fondo, e si impernia nella mente e diventa poi convinzione.

Sono tantissimi gli esempi da poter fare, ad esempio: i vaccini fanno male, le scie chimiche, il costruire notizie per demolire un avversario politico. Proprio di quest’ultima è accusata la piattaforma più utilizzata al mondo, tutti contro Facebook per aver influenzato il voto delle elezioni presidenziali statunitensi.

Il sito BuzzFeed ha effettuato un’analisi sulle notizie diffuse su Facebook negli ultimi mesi della campagna elettorale: “Negli ultimi tre mesi della campagna presidenziale americana, le notizie elettorali false su Facebook hanno generato più engagement di quanto abbiano fatto le notizie delle principali agenzie di stampa come New York Times, Washington Post, Huffington Post, NBC News e altri“.

Zuckerber ha, dunque, risposto al fuoco incrociato che lo ha visto unico artefice della moltitudine di fake news presenti sulla sua piattaforma. In un lungo post pubblicato sulla propria pagina personale ha messo in evidenza ciò che sta facendo ed ha intenzione di fare per combattere il diffuso fenomeno della disinformazione. “Il nostro obiettivo è quello di collegare le persone con le storie che ritengono più significative e sappiamo che le persone vogliono informazioni precise“.

Storicamente, abbiamo fatto affidamento sulla nostra comunità per capire ciò che è falso e cosa non lo è” continua il CEO di Facebook. “I problemi qui sono complessi, sia tecnicamente che filosoficamente. Dobbiamo stare attenti a non scoraggiare la condivisione di opinioni o di limitare erroneamente contenuti precisi. Noi non vogliamo essere arbitri della verità, ma invece faremo affidamento sulla nostra comunità e su terzi di fiducia“.

Ecco cosa stanno facendo a Menlo Park per migliorare la qualità dei contenuti condivisi su Facebook, sette punti in totale:

  • Migliore rilevamento. La cosa più importante che possiamo fare è migliorare la nostra capacità di classificare la disinformazione. Questo significa migliori sistemi tecnici per individuare ciò che la gente segnala come falsa, prima che lo facciano loro stessi.
  • Facilità di segnalazione. Rendere molto più facile per le persone segnalare false notizie ci aiuterà a individuare la disinformazione più velocemente.
  • Verifica di terze parti. Ci sono molte organizzazioni per il controllo e, mentre ne abbiamo raggiunte alcune, abbiamo in programma di imparare da molte di più.
  • Avvertenze. Esaminiamo le storie segnalate come false da parte di terzi o dalla nostra comunità e mostriamo avvisi quando la gente li legge o li condivide.
  • Qualità degli articoli correlati. Eleviamo l’asticella per le storie che compaiono tra gli articoli correlati sotto i collegamenti nel News Feed.
  • Interrompere false notizie di economia. Molta disinformazione è guidata dallo spam a scopo di guadagno. Stiamo cercando di interrompere questo tipo di annunci come abbiamo annunciato all’inizio di questa settimana ed una migliore individuazione delle aziende.
  • Ascoltare. Continueremo a lavorare con i giornalisti e altri operatori del settore notizie ed avere i loro input, in particolare, per capire meglio i loro sistemi di controllo e imparare da loro.

Ovviamente Facebook non è responsabile della diffusione di false notizie e non è la sola piattaforma su cui girano. Di certo è tra le più utilizzate per diffondere questo tipo di “notizie” e quindi la più facile da attaccare, per questo il caro Mark si è sentito di dare spiegazioni. C’è da chiedersi, però, quanto siano gli stessi utenti a diffondere fake news in modo consapevole o inconsapevole. Come per ogni cosa, l’utilizzo del cervello non dovrebbe essere un optional.

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