Obesità: è allarme, in Italia muoiono 57mila persone ogni anno

A causa dell’obesità, in Italia muoiono 57mila persone ogni anno, nel mondo una persona ogni 10 minuti. Si tratta di un dato grave e tale da suscitare allarme, perché la gran parte di queste morti potrebbe essere prevenuta semplicemente se le persone adottassero stili di vita e regimi alimentari più salutari.

Questi sono alcuni dei dati contenuti nel primo position paper sull’obesita’, presentato oggi al ministero della Salute da un advisory board che coinvolge diverse societa’ scientifiche. Il documento fa il punto sulla diffusione dell’obesita’ in Italia e nel mondo, sui suoi gravi effetti sulla salute delle persone, sui costi per i sistemi sanitari pubblici e sulle soluzioni piu’ efficaci per prevenirla e curarla.

Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano (CSRO) e coordinatore dell’advisory board di esperti che ha prodotto il documento, ha introdotto la presentazione: “Non bisogna pensare che l’obesità sia solo il frutto di scorrette abitudini negli stili di vita. In realtà i fattori che entrano in gioco sono molteplici e tra questi vi sono, ad esempio, anche mutazioni genetiche che, essendo responsabili dell’alterato controllo sia dell’appetito sia del metabolismo, predispongono allo sviluppo della patologia. Per questo motivo è urgente che siano adottati provvedimenti urgenti affinché questa malattia, che, voglio sottolineare, è curabile, sia riconosciuta come tale e affrontata adeguatamente attraverso campagne di sensibilizzazione, piani di prevenzione ad hoc e percorsi diagnostico-terapeutici dedicati.”

Luigi Piazza, presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e della Malattie Metaboliche (SICOB) ha sottolineato il ruolo della chirurgia bariatrica in alcuni casi di obesità grave: “Uno dei trattamenti più efficaci nella cura dell’obesità è rappresentato dalla chirurgia bariatrica. Si tratta di una soluzione che deve essere valutata caso per caso sulla base del grado di obesità e di comorbilità del paziente. Oltre a garantire un calo ponderale significativo e mantenuto nel tempo e un miglioramento delle condizioni di vita del paziente, la chirurgia bariatrica garantisce un notevole risparmio di costi per il Sistema Sanitario Nazionale. Diversi studi stimano che i costi diretti legati all’obesità rappresentano circa il 2-8% del totale dei costi sanitari a livello mondiale e che la spesa sanitaria sostenuta da un obeso sia in media il 25% più alta di quella di un soggetto normopeso”.

In Italia interventi chirurgici per obesità raddoppiati in 8 anni. “In Italia c’è ancora scetticismo e solo un obeso su 100 si sottopone a intervento, eppure la chirurgia bariatrica è il trattamento più efficace nei casi gravi. Oltre a garantire un calo ponderale significativo comporta anche un notevole risparmio di costi per il Sistema Sanitario”, spiega Luigi Piazza, presidente Sicob. Un’analisi realizzata dal Centro di Studi sulla Sanità Pubblica (Cesp) dell’Università di Milano-Bicocca ha evidenziato infatti che la chirurgia bariatrica comporta un guadagno di oltre tre anni di vita vissuta in condizioni di salute ottimale e una riduzione della spesa di 11.384 euro a paziente.  Nei soggetti operati, l’analisi mostra una riduzione dal 43,7% al 28,7% nell’incidenza di diabete, una riduzione degli infarti acuti del miocardio dal 29,3% al 24,6%, degli ictus dal 24% al 19,9% e una riduzione degli altri eventi cardiovascolarie delle arteriopatie periferiche.

Nel mondo ci sono circa 1,5 miliardi di persone adulte in sovrappeso con una prevalenza di donne rispetto agli uomini. Si tratta di valori raddoppiati rispetto al 1980 e le proiezioni stimano che entro il 2020 circa 2,5 miliardi di adulti saranno in sovrappeso e 700 milioni obesi.

A conclusione del lavoro gli estensori del documento hanno sintetizzato in sei punti i provvedimenti da adottare con urgenza:

1. Considerare l’obesità una vera e propria malattia da inserire nei LEA.

2. Adottare nella pratica clinica dei medici di medicina generale la misura della circonferenza vita come parametro vitale utile nella lotta all’obesità informando i pazienti sul reale rischio di questa malattia.

3. Promuovere la formazione di una rete organizzata di strutture pubbliche di assistenza ospedaliera con centri di riferimento costituiti da un team multidisciplinare.

4. Inserire ore obbligatorie di educazione alimentare a partire dalle scuole.

5. Promuovere la nascita e lo sviluppo di “obesity unit” in cui sia presente un team multidisciplinare.

6. Contrastare l’ambiente obesogeno, incentivando le attività sportive e promuovendo stili di vita attivi.

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