Ocse: cresce l’aspettativa di vita in Europa ma non le condizioni di salute dei cittadini

Secondo il rapporto Ocse, l’Ue necessita di sistemi sanitari più accessibili: il 27% dei pazienti si reca al Pronto soccorso, a causa della mancanza di cure mediche di base; in media il 15% della spesa sanitaria è pagato direttamente dai pazienti, con grandi disparità tra i diversi Paesi. Non solo: un europeo povero ha dieci volte più probabilità, rispetto ad un europeo benestante, di avere problemi nell’ottenere cure mediche appropriate, per ragioni finanziarie.

L’invecchiamento della popolazione, insieme ai crescenti tassi di malati cronici e alle ristrettezze di bilancio, richiederanno cambiamenti, secondo il rapporto, nel modo in cui vengono erogate le cure: bisognerà sviluppare l’assistenza sanitaria a distanza, ridurre la permanenza in ospedale organizzando meglio i servizi, spendere in modo accorto per i farmaci, anche sfruttando appieno la possibilità di ricorrere ai generici.

Italia seconda in Europa per aspettativa di vita. In ogni caso l’aspettativa di vita ormai supera gli 80 anni nella maggior parte dei Paesi Ue. La media italiana rimane la seconda più alta in Europa, dopo la Spagna. L’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 83,2 anni nel 2014, maggiore di oltre due anni rispetto media europea (80,9 anni). Grazie anche, secondo l’Ocse, a una «buona qualità di assistenza sanitaria» soprattutto nei casi potenzialmente letali. La conferma, in questo senso, arriva dal tasso di mortalità a seguito di un ricovero ospedaliero per infarti e ictus che si è significativamente ridotto in Italia, ed è fra i più bassi in Ue nel 2013.

In ogni caso l’Ocse sollecita “ulteriori sforzi” per aumentare la proporzione di farmaci generici e ridurre il numero di prescrizioni per antibiotici. Secondo il rapporto la quota del mercato dei farmaci generici in Italia rimane relativamente bassa, rappresentando il 18% del volume del consumo farmaceutico totale (per un valore di 9%) nel 2014, rispetto a una media Ue del 52% (24% in valore). «L’offerta di incentivi finanziari per medici, farmacisti e pazienti che prescrivono o acquistano farmaci generici – avverto lo studio – potrebbe aumentare la percentuale di tali farmaci sul totale del mercato».

Cresce il consumo di antibiotici. “L’insuccesso degli sforzi volti a ridurre la prescrizione di antibiotici in Italia nell’ultimo decennio è preoccupante, chiarisce l’Ocse. Il consumo di antibiotici in Italia, infatti, nel 2014 è stata superiore del 25% alla media europea (il quinto consumo più alto). “L’uso eccessivo di antibiotici è un problema sempre più prominente nella sanità pubblica in Italia e in altri paesi, perché aumenta la diffusione di ceppi batterici resistenti, che a sua volta riduce l’efficacia di terapie convenzionali, risultando in periodi di malattia protratti, maggiore rischio di decesso, e costi più alti, – conclude l’Ocse.

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