Olio di palma: Ferrero, la nutella non cambierà di una virgola la propria ricetta

Secondo Ferrero, la nutella, non cambierà di una virgola la propria ricetta. Lo storico gruppo di Alba, cerca di fare chiarezza sull’utilizzo di un prodotto che in Italia, e non solo, ha creato polemiche e dibattiti. “Sentiamo i consumatori spaventati e disorientati da una comunicazione che non è sempre trasparente – ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Ferrero commerciale Italia, Alessandro d’Este -. Noi alla cultura del senza opponiamo la cultura di parlare e di raccontare cosa c’è nei nostri prodotti”. L’olio di palma utilizzato “nei nostri prodotti è di qualità e noi verifichiamo e controlliamo tutta la filiera”, ha spiegato.

L’olio infatti, come spiegato dal gruppo, proviene solo da frutti spremuti freschi ed è lavorato a temperature controllate, una parte importante del processo come quella finale è svolta in Italia. “È un olio sicuro – ha aggiunto d’Este – oltre che sostenibile. Ferrero si approvvigiona solo di olio di palma 100 per cento sostenibile”, come richiesto da una delle più stringenti certificazioni rilasciate, la Rspo. Il gruppo di Alba si è dotato anche di un decalogo per l’olio di palma sostenibile, in modo da garantire che i propri fornitori rispettino degli standard: tra i punti ci sono la completa tracciabilità, il fatto che i fornitori non disboschino foreste e proteggano le specie a rischio di estinzione, rispettino i diritti umani, riconoscano i diritti dei lavoratori, combattano la corruzione. “Noi riteniamo l’olio di palma un prodotto fondamentale per la qualità di quello che produciamo – ha concluso.

Il 21 settembre il WWF ha pubblicato il Palm Oil Scorecard 2016 collocando il Gruppo Ferrero quale leader tra 137 aziende globali, tutte valutate in base alle loro azioni di sostenibilità attuate nel 2015 nel settore dell’olio di palma. In particolare, negli ultimi mesi il WWF ha analizzato aziende presenti in Europa, Nord America, Australia e Giappone per capire i loro progressi sulla certificazione dell’olio di palma e sulle azioni chiave adottate per garantirne un uso responsabile.

Attraverso questa indagine, il Gruppo Ferrero ha ottenuto un punteggio di 9 punti su 9 ed è stato etichettato come “battistrada” (‘Leading the Way’) verso l’obiettivo finale di sostenibilità per l’industria: che l’olio di palma certificato sostenibile diventi il livello standard per tutte le aziende. Questo risultato deriva dall’aver raggiunto il nostro obiettivo di certificazione nel mese di gennaio 2015, potendo quindi assicurare che il prodotto finale contenga fisicamente 100% olio di palma RSPO Segregato, così come dalle nostre ulteriori azioni volte alla sostenibilità.
Infatti, in linea con i valori e le aspettative dei nostri consumatori e lavoratori, nel 2013 abbiamo lanciato la Ferrero Palm Oil Charter, che elenca i principali temi da gestire al fine di garantire una catena di approvvigionamento di olio di palma sostenibile. Da allora, la partnership di Ferrero con TFT ci ha permesso di trasformare i nostri impegni in azioni concrete, come ad esempio l’attuazione di visite nelle principali piantagioni dalle quale ci approvvigioniamo.

La chiave di questo progresso è il dialogo continuo e l’impegno dei nostri fornitori lungo tutto il percorso. Ferrero si impegna a coinvolgere e sostenere i suoi fornitori per sviluppare, implementare e dar seguito ad un piano d’azione pragmatico e di lungo periodo, al fine di soddisfare i requisiti della Palm Oil Charter nelle tenute di loro proprietà e di terzi. Il passo successivo riguarderà la verifica esterna dell’attuazione dei requisiti della Charter.

Inoltre, l’adesione di Ferrero al POIG nel novembre 2015 ha rappresentato un ulteriore passo per realizzare i suoi impegni e le azioni di sostenibilità su una piattaforma credibile e innovativa. Ferrero condivide la visione del POIG di “spezzare il legame tra olio di palma e deforestazione, violazione dei diritti umani, della terra e dei lavoratori.” (www.poig.org), ed in linea con questa visione, si è proceduto sostenendo l’approccio HCS e il “Free and Fair Labor in Palm Oil Production: Principles and Implementation Guidance”. Approvati rispettivamente nel mese di aprile 2015 e aprile 2016, entrambi forniscono una guida pratica per i nostri fornitori nell’affrontare i requisiti di non deforestazione e non sfruttamento richiesti nella Charter.

Coldiretti, triplicate negli ultimi dieci anni le importazioni in Italia di olio di palma. Nel 2015 hanno raggiunto il quantitativo record di oltre 1,6 miliardi di chili. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat dai quali si evidenzia tuttavia per la prima volta un calo del 10% nei primi sette mesi del 2016 rispetto all’anno precedente conseguente al parere dell’Autorità Alimentare Europea (EFSA) nel quale si segnalano possibili effetti tossico o cancerogeni di alcuni contaminanti di processo che si sviluppano durante il processo produttivo nell’olio di palma e in altri oli vegetali, margarine e alimenti trasformati. L’inversione di tendenza è dovuta al numero crescente di industrie alimentari che quest’anno – sottolinea la Coldiretti – hanno fatto giustamente la scelta prudenziale di togliere l’olio di palma nei propri prodotti. Una opportunità che – precisa la Coldiretti – puo’ essere colta con la valorizzazione delle coltivazioni nazionali grazie alle profonde innovazioni che sono stati introdotte e alla disponibilità delle imprese agricole nazionali.

Alle preoccupazioni per l’impatto sulla salute a causa dell’elevato contenuto di acidi grassi saturi si aggiungono infatti quelle dal punto di vista ambientale perché – continua la Coldiretti – l’enorme sviluppo del mercato dell’olio di palma sta portando al disboscamento di vaste foreste senza dimenticare l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione e naturalmente le condizioni di sfruttamento del lavoro delle popolazioni locali private di qualsiasi diritto.Per consentire scelte di acquisto consapevoli da parte dei consumatori è stato introdotto il 13 dicembre 2014 nella legislazione comunitaria sotto il pressing della Coldiretti l’obbligo di specificare in etichetta la natura dell’olio eventualmente utilizzato nei prodotti alimentari confezionati. Non è più possibile pertanto – precisa la Coldiretti – utilizzare la dicitura generica olio vegetale, giocando sul fatto che nella nostra tradizione quando si pensa all’olio si pensa a quello di oliva, ma si deve indicare con precisione di quale olio si tratta. Per i prodotti venduti sfusi al forno o in panetteria – conclude la Coldiretti – deve essere sempre esposto e a disposizione dei consumatori, l’elenco degli ingredienti utilizzati.

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