Slow Food: Bruxelles promuove consumo carne stanziando 15mln di euro all’anno, ci ripensi

La produzione zootecnica genera il 14,5% circa di tutte le emissioni di gas a effetto serra, più  di quante ne generano i trasporti globali. Il Chatham House Royal Institute of International Affairs ha recentemente concluso che la fame di carne è una causa rilevante del cambiamento climatico e che la riduzione del consumo di carne a livello mondiale sarà fondamentale per mantenere il riscaldamento globale al di sotto della “soglia di pericolo” di due gradi Celsius, obiettivo principale dei negoziati sul clima di Parigi, per non parlare dell’aspirazione a limitare il riscaldamento a 1,5 °C. Gl i studi condotti stimano che cambiamenti realistici nelle abitudini alimentari che riducano il consumo di carne senza eccessive deviazioni dalla norma possano ridurre le emissioni di gas a effetto serra legate all’alimentazione del 25-40%.

Slow Food e un’ampia coalizione di organizzazioni consegnano oggi una lettera al Commissario europeo. A seguito delle recenti dichiarazioni di Phil Hogan, Commissario europeo all’Agricoltura, sul voler attuare un piano per stanziare 15 milioni di euro all’anno per promuovere il consumo di carne in Europa, ai quali se ne aggiungeranno altri 4 dal prossimo anno per aprire nuovi mercati per la carne bovina europea all’estero, Slow Food si fa portavoce di un’ampia coalizione di organizzazioni della società civile che oggi ha fatto recapitare al Commissario Europeo una lettera dove si spiega perché e come il suo piano deve essere cambiato.

La produzione e il consumo di carne sono due temi molto attuali, specialmente ora che la COP22 è nel pieno dei lavori. L’allevamento industriale è una delle principali cause delle emissioni di gas serra (14,5% del totale) e occupa oltre il 70% dei terreni agricoli, portando con sé deforestazione, perdita di biodiversità, impoverimento del suolo e depauperamento delle risorse idriche. L’obiettivo dell’Unione Europea di ridurre le emissioni di gas serra deve farsi concreto ora che l’Accordo di Parigi è entrato in vigore (4 novembre 2016). Introdurre delle misure che favoriscono il consumo e la produzione di carne non può far altro che minare la credibilità dell’Unione Europea e il suo impegno a fronteggiare il cambiamento climatico.L’aumento della produzione di carne, oltre ad avere una forte implicazione sul cambiamento climatico, colpirà soprattutto gli allevamenti di piccola scala, i quali spesso rappresentano un reddito economico in aree marginali che altrimenti rischierebbero lo spopolamento e l’abbandono, dando origine a problemi quali rischi idrogeologici e urbanizzazione incontrollata. Inoltre l’aumento del consumo di carne colpirà severamente i sistemi sanitari europei, dato che il consumo di carne rossa e carne lavorata è associato a varie malattie come obesità, problemi cardiaci, diabete di tipo 2, cancro ed elevati rischi di mortalità. Attualmente in Europa ogni singolo cittadino consuma in media quasi 80 chilogrammi di carne all’anno, una cifra già troppo alta.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, dichiara: “Slow Food vuole promuovere il consumo di una carne di migliore qualità, una carne prodotta seguendo la filosofia del buono, pulito e giusto: è necessario premiare gli allevamenti che lavorano in maniera sostenibile, attenti al benessere animale, che utilizzano razze autoctone, che portano sulle tavole degli europei una carne migliore, più sana e meno dannosa per l’ambiente. Troppo spesso le produzioni agricole non garantiscono una remunerazione adeguata a chi le realizza, e si creano situazioni paradossali in cui le materie prime alimentari vengono vendute a un prezzo inferiore al loro costo di produzione, diminuendo il livello qualitativo, impoverendo i produttori e, spesso, estromettendoli dal mercato”.

La lettera vuole sollecitare la Commissione ad attuare azioni concrete per sostenere un fondamentale ri-orientamento del settore della carne in Europa, in modo che si possa parlare di numeri minori, qualità migliore, rispetto del benessere animale, maggiore sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni e ri-connessione tra allevamento e agricoltura.

La lettera è stata firmata da Slow Food, Compassion in World Farming, Eating Better, Eurogroup for Animals, European Environmental Bureau, European Public Health Alliance (EPHA), Fern, Friends of the Earth Europe, Friends of the Earth (England, Wales Northern Ireland), Greenpeace European Unit, Humane Society International/Europe e Safe Food Advocacy Europe (SAFE). La coalizione spera che il Commissario Europeo all’Agricoltura prenda in considerazione le critiche e rivaluti il suo piano futuro.

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