E’ allarme, il metano tra i gas che cambiano il clima

Allarme metano per il clima. Come impatto globale sul clima, rispetto all’anidride carbonica, il metano pesa solo un sesto. Ma qualcosa sta cambiando. Mentre le emissioni globali di CO2 rallentano, quelle di metano sono infatti aumentate, e la concentrazione di metano nell’atmosfera ha raggiunto nel 2016 quota 1850 parti per miliardo. Il valore più alto degli ultimi 800mila anni. il secondo gas piu’ pericoloso per l’effetto serra dopo l’anidride carbonica e’ in vertiginoso aumento nell’ultimo decennio.

Da una ricerca condotta da un gruppo di scienziati che ne hanno pubblicato i risultati su Environmental Research Letters, emerge che se dal 2000 al 2006 il gas metano era cresciuta in modo molto graduale, nel decennio successivo la sua concentrazione nell’aria e’ cresciuta di 10 volte piu’ rapidamente. Con un picco particolarmente elevato, di cui ancora non e’ chiaro il motivo, tra il 2014 e il 2015.

“Mantenere il surriscaldamento climatico sotto i due gradi Celsius (l’obiettivo dell’Accordo sul Clima di Parigi; ndr) e’ gia’ adesso complicato”, sottolineano gli scienziati, “questo obiettivo diverra’ ancora piu’ difficile se la riduzioni di emissioni di metano non verra’ affrontata con forza e rapidamente”. Se infatti i livelli di anidride carbonica colpevoli del 70% del surriscaldamento globale sembrano ormai stabilizzati, quelli del metano (CH4), responsabili del 20%, sono in forte ascesa. Gli scienziati avanzano diverse ipotesi per spiegare questo aggravamento della concentrazione di metano, ma l’indiziato maggiore e’ l’attivita’ agricola, ovvero l’allevamento di bovini e piu’ in generale di ruminanti, insieme alle risaie. Il bestiame rilascia metano attraverso i microrganismi che sono coinvolti nel processo di digestione animale.

“In una ricerca del 2011 avevamo già mostrato come impiegando il fracking per estrarre gas naturale una quantità di metano fuoriuscisse dal suolo entrando in atmosfera”, spiega Robert W. Howarth, professore di biologia ambientale alla Cornell University. “Ma i nuovi dati sono ancora più preoccupanti. Nell’estrazione tradizionale si disperde in atmosfera circa il 3,6% del metano; per lo shale gas si sale ad oltre il 12 per cento, se si sommano alle fuoriuscite dovute alla fratturazione idraulica gli incidenti alle tubature e i malfunzionamenti degli impianti di distribuzione”.

L’industria estrattiva preoccupa più di altri grandi bacini di metano come l’Artico, dove c’è il permafrost. Secondo l’Unione Americana di Geofisica negli ultimi trent’anni non si sono verificati sbalzi sostanziali nelle emissioni di CH4, nonostante il forte riscaldamento della calotta polare e lo scioglimento dei ghiacci. “È fondamentale controllare le emissioni di metano», spiega Stefano Caserini, esperto di clima e autore del libro “Il Clima è (già) cambiato”. “Visto che gli impatti sono a breve termine, possiamo minimizzare il riscaldamento nell’immediato. Come può essere importante la riduzione del consumo di carne bovina, un altro importante fattore di emissioni di metano”. “È fondamentale controllare le emissioni di CH4”, spiega Howarth. “Mancare questo obiettivo può vanificare parte degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Altro che combustibile di transizione: il gas è pericoloso quanto il carbone”.

Condividi questo articolo: 


AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie