Epatite C, in Puglia 40mila in attesa del farmaco: “Lo compriamo in India, chi l’ha preso è guarito”

Salute a caro prezzo. Da un lato ci sono 5mila pugliesi che sono guariti per sempre da una malattia devastante come l’epatite C, dall’altro ci sono le casse del bilancio regionale che barcollano pericolosamente sotto i colpi pesanti dei costi dei farmaci. Nel frattempo almeno altri 40mila pugliesi affetti dalla malattia attendono speranzosi le stesse cure e provano ad acquistare i farmaci a loro spese, ma a basso costo, da India o Egitto.

Il 2016 sarà il secondo anno in cui i tecnici dell’assessorato alla sanità pugliese dovranno fare i salti mortali per ridurre il buco creato dalla spesa per le dosi che contengono Sofosbuvir, Ledipasvir o Daclatasvir, nomi complicati per cure efficacissime al limite del miracoloso, visto che dopo dodici settimane di trattamento il 95 per cento dei pazienti risulta guarito dalla malattia. È quello che è successo anche ai 5mila pugliesi che sono stati trattati dai 23 reparti ospedalieri accreditati a prescrivere i farmaci a spese del servizio sanitario pubblico.

Nel solo Policlinico di Bari sono state curate 800 persone. Casi gravissimi di pazienti agli ultimi stadi, quando la malattia degenera in cirrosi. Uno sforzo che da gennaio del 2015, quando i centri prescrittori hanno cominciato a distribuire i flaconi ai pazienti, è costato alle casse della Regione circa 60 milioni di euro, visto che ai 30 milioni spesi lo scorso anno dovrebbero aggiungersi altri 30-40 quest’anno. Il conto è presto fatto: nel 2016 la spesa per acquistare i farmaci salva-vita ammonta a 140 milioni di euro. A questi però bisogna sottrarre 50 milioni di euro di finanziamento statale e altri 54 milioni di note di credito, ovvero sconti effettuati dalle principali case farmaceutiche.

Fino a ora la Regione è stata tra le più veloci nell’attivare i centri prescrittori. Non a caso la Puglia è terza in Italia, dopo Lombardia e Campania per numero di trattamenti effettuati. Ed è quanto conferma anche Ivan Gardini, presidente di Epac onlus, una delle maggiori associazioni dedicate ai pazienti con epatite e malattie del fegato: “La Puglia si sta dando davvero da fare. Certo, non sapere con precisione quante persone debbano ancora curarsi è davvero uno scandalo che accomuna la Puglia a tutte le altre regioni italiane”.

Il problema ora è proprio questo, curare tutti gli altri casi. Dietro la porta dei reparti ci sono ancora 40mila persone in attesa della cura. La cifra è frutto di una stima fatta dagli esperti del settore, visto che sul tema non ci sono dati certi nemmeno a livello nazionale. “Si tratta di pazienti per i quali l’Aifa, agenzia del farmaco, a livello nazionale non ha ancora stabilito le indicazioni di cura – spiega Maria Rendina, responsabile dell’ambulatorio trapianti nel reparto di gastroenterologia diretto da Alfredo Di Leo nel Policlinico di Bari – ma tutti i medici convengono che chiunque abbia l’epatite C debba essere curato, visto che è una infezione virale che può sviluppare anche il cancro al fegato”.

Non tutti i pazienti però riescono a reggere i tempi di attesa. “Nella maggior parte dei casi – conferma Rendina – la gente si affida alla medicina ufficiale, ma ci sono persone che chiedono consigli sull’acquisto di farmaci all’estero per ridurre i tempi, soprattutto dall’India, dove c’è un vero e proprio mercato. Non a caso ogni mattina a me come a molti altri miei colleghi arriva una e-mail da un medico indiano che invita i nostri pazienti a far acquistare le loro molecole di Sofosbuvir a prezzi ridicoli, una cura intera a 350 euro”.

Che il tema sia sentito è confermato dal fatto che il 2 settembre scorso la Corte d’appello di Roma ha imposto a un paziente di ritorno dall’India la restituzione del farmaco salvavita sequestrato all’aeroporto di Ciampino. La questione supera le competenze regionali visto che il prezzo attuale del farmaco, più di 30mila euro per un flacone, è frutto di un accordo segreto fatto dall’Aifa con la Gilead, casa farmaceutica americana e principale produttrice al mondo (seguita da Abbvie e Brystol-Myers Squibb) del trattamento contro l’epatite C.

“Stiamo facendo saltare i bilanci delle Regioni per salvare la vita ai nostri malati e nessuno a Roma muove un dito per evitare questi enormi guadagni da parte dei produttori. Un’autentica vergogna” ha protestato nei giorni scorsi il governatore Michele Emiliano. Ma anche Ludovico Abbaticchio, componente del cda Aifa, conferma: “Lo stesso farmaco che qui costa oltre 30mila euro, in Egitto lo paghi 400 dollari. Spetterebbe al parlamento europeo alzare la voce e trattare direttamente con le multinazionali”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie