Ministero sotto inchiesta per la vendita del farmaco che provoca l’anoressia

E’ necessario fare chiarezza in tempi brevi in merito alle gravissime responsabilità nelle morti per “fendimetrazina”, potente sostanza anoressizzante formalmente vietata ma di fatto ancora utilizzata e venduta sotto forma di preparati galenici.  Chi è responsabile del mancato inserimento della sostanza incriminata nella tabella delle sostanze vietate nei preparati galenici? E perché si è verificata questa grave omissione? Come è stato possibile che all’interno del Ministero il problema sia stato di fatto ignorato? L’opinione pubblica ma soprattutto le famiglie delle persone decedute in seguito all’utilizzo di questi farmaci hanno diritto a risposte certe.

La gravità di una situazione in cui precisi obblighi di controllo sono stati colpevolmente trascurati non può essere sottovalutata e Federconsumatori ribadisce l’assoluta necessità di vigilare sull’utilizzo e la prescrizione di farmaci anoressizzanti. E’ urgente garantire un adeguato livello di vigilanza, perché le nostre cronache non debbano più riportare drammatiche notizie di chi è arrivato a morire per dimagrire.

A finire nel mirino dei finanzieri è la fenilpropanolamina/ norefedrina, un composto simile (e in sostituzione) della fendimetrazina. Questa nel 2013 ha ucciso Luigi Marzulli nonostante la sostanza fosse vietata al commercio. Tuttavia il suo nome non appariva nelle tabelle ministeriali tra le sostanze da vietare nella produzione, appunto, di galenici. Così, come scrive il Corriere, “Marcella Marletta, direttore generale del settore dei dispositivi medici e servizio farmaceutico del ministero, Gianpiero Camera direttore dell’ufficio attività farmaceutica e Germana Apuzzo direttore dell’ufficio centrale stupefacenti” sono accusati di aver “omesso di espletare qualsiasi attività di vigilanza o comunque attivare i dovuti controlli affinché non fossero prescritte e somministrate da parte di medici e farmacisti preparazioni galeniche anoressizzanti”. Mancanza da cui sono scaturite la morte, oltre che di Marzulli, anche di Karageorgiou Fotini (giugno 2016) e l’ictus riportato da Catia Parenza (settembre 2014).

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie