Samsung Galaxy Note 7: design troppo aggressivo per questo sono esplosi

Il Galaxy Note 7 ha un design troppo aggressivo e per questo sono esplosi così tanti esemplari, la società della Corea del Sud lo sapeva ed ha azzardato. L’azzardo è andato male e sono stati ritirati 2,5 milioni di unità e fermata la produzione del phablet con una perdita di 5,3 miliardi di dollari oltre quella, incalcolabile, d’immagine.

Non sono ancora finiti i guai per le scelte sbagliate sul Galaxy Note 7 da parte di Samsung. L’effetto è l’incendio dei phablet dell’azienda, ma la causa è solo in parte la batteria troppo condensata (per avere alta capacità in poco spazio), anche il design è una concausa dei problemi del dispositivo presentato ad agosto. Come si poteva supporre fin da subito la fretta è stata cattiva consigliera, la fretta di arrivare in anticipo sul mercato rispetto i concorrenti, in particolare di Apple. La fretta di portare un dispositivo avanzato con un display enorme eppure con dimensioni ridotte ha avuto come conseguenza il ritiro del Note 7 dal mercato e l’arresto della sua produzione.

Secondo un team indipendente di ingegneri, che ha smontato e controllato minuziosamente un Galaxy Note 7, la combustione è causata da un “problema fondamentale con il design del telefono“. Samsung era a conoscenza del rischioso design “super-aggressivo“, ma è andata lo stesso perché in cerca di un vantaggio competitivo. Se il problema fosse stato esclusivamente di batteria la sua sostituzione avrebbe dovuto risolvere tutto e invece anche i modelli sostituiti hanno riscontrato lo stesso problema di surriscaldamento e quindi di combustione. Questo perché c’era di più in gioco: il problema fondamentale era con il design stesso.

Gli ingegneri di Instrumental hanno smontato ed analizzato ogni dettaglio del Note 7 e sono arrivati a capire perché Samsung ha considerato il Galaxy Note 7 irrecuperabile. Con un estintore a portata di mano, hanno trovato qualcosa di sorprendente: il design può comprimere la batteria, anche durante il normale funzionamento.

La batteria ai polimeri di litio del Galaxy Note 7 è costituita da uno strato positivo di ossido di litio cobalto, uno strato negativo in grafite e due strati separatori elettrolitici imbevuti in un polimero. Gli strati separatori consentono agli ioni (ed energia) di fluire tra gli strati positivi e negativi, senza permettere che tali strati si tocchino. Se gli strati positivi e negativi si toccano, l’energia che scorre va direttamente nell’elettrolita, riscaldandolo, e questo provoca un flusso maggiore di energia e quindi più calore che poi provoca un’esplosione. La compressione della batteria mette pressione sui separatori in polimero che mantengono la batteria al sicuro.

Quando le batterie sono caricate e scaricate, i processi chimici causano la migrazione del litio e la batteria si gonfia meccanicamente. È necessario lasciare una certa percentuale di spazio sopra la batteria, il 10% è una buona regola, e nel corso del tempo la batteria si espanderà in quello spazio. I Galaxy Note 7 non hanno tale spazio di “fuga” che sarebbe dovuta essere di almeno 5,2 mm, mentre tale spazio è stato ridotto a 0,5 mm. Dal momento che infrange una regola base la scelta deve essere stata intenzionale. Dunque, Samsung sapeva già il motivo delle esplosioni, fin dall’inizio.

L’azienda sudcoreana ha superato i limiti dell’equilibrio tra sicurezza e innovazione. Gli ingegneri Samsung hanno progettato il Note 7, o meglio lo spazio a disposizione della sua batteria, fuori margine sicurezza per ottenere più capacità in egual volume. Non solo un errore voluto di progettazione, ma anche scarsi test sulle batterie e il loro utilizzo. Test che notoriamente richiedono molto tempo (fino a un anno per alcuni test), e migliaia di batterie devono essere testate per ottenere risultati significativi.

Il processo di progettazione e validazione di un nuovo prodotto è impegnativo per qualunque azienda, ma sta di fatto che Samsung ha deliberatamente messo in pericolo i consumatori mettendo in vendita un prodotto pericoloso. Che questo sia possibile in una delle principali aziende di elettronica di consumo dimostra la necessità di strumenti migliori per la verifica di sicurezza di un prodotto e non solo all’interno dell’azienda che lo produce.

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