Smog, a Torino i bambini sono i più esposti, 1 su 2 è ha subito mutazioni al dna

Un bambino torinese su due ha subito mutazioni al dna per colpa dell’inquinamento. A sostenerlo uno studio dell’Università di Torino, insieme ad altri atenei italiani, su un campione di 1.200 bambini tra i 6 e gli 8 anni. “Un lavoro per capire gli effetti dello smog sul sistema biologico dei più piccoli”, spiega Giorgio Gilli, ordinario di Igiene e tra i responsabili del progetto che ha ottenuto un finanziamento dalla Commissione Europea.

Gli effetti nocivi sulla salute dell’inquinamento atmosferico sono ben documentati. Da sottolineare inoltre che di recente, l’inquinamento atmosferico è stato classificato tra i cancerogeni umani dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS. I bambini sono più vulnerabili degli adulti agli effetti degli agenti aerodispersi, per diverse ragioni: maggiore attività fisica, più tempo all’aperto, maggiore quantità di aria inalata per unità di peso, immaturità di alcuni organi, tra cui i polmoni, e dei meccanismi di riparazione cellulare. Vi è quindi uno spiccato interesse nello studio degli effetti dell’inquinamento atmosferico nei bambini, con l’obiettivo di individuare marcatori di danno biologico, quali il danno al DNA e la presenza di micronuclei, predittivi, a livello di popolazione, dell’insorgenza di patologie croniche in età adulta. Alcuni fattori possono influenzare gli effetti dell’inquinamento atmosferico, modulando la risposta dell’organismo, sia in termini di aggravamento che di attenuazione del danno, tra cui l’alimentazione, l’attività fisica e l’esposizione ad altri inquinanti, come quelli presenti all’interno delle abitazioni.

Il 53% dei campioni prelevati a Torino dalla bocca degli studenti presentava almeno un micronucleo, cioè un indicatore di una mutazione al Dna. Le analisi mostrano la capacità dei Pm 0,5 – spiega la ricerca – di indurre effetti tossici, mutageni e cancerogeni. “Non abbiamo analizzato i danni alla salute perché le patologie possono insorgere solo dopo anni – aggiunge Gilli – Queste informazioni possono essere utili anche per ciascuno di noi per capire come cambiare stile di vita. E può anche dire al chi amministra e governa come intervenire sulle politiche ambientali”.

Perché queste molecole sono così pericolose? Perché sono di piccole dimensioni. Come indica il loro stesso nome, si tratta di particelle dell’ordine dei micron, in grado di superare il sistema di filtri e il labirinto di concamerazioni del naso, che puliscono l’aria che respiriamo. Le polveri sottili riescono, infatti, a raggiungere le ultime propaggini delle vie aeree, gli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassosi di ossigeno e anidride carbonica con i capillari sanguigni.

Con quali conseguenze per l’organismo? Una volta raggiunti gli alveoli, queste particelle inquinanti scatenano un’azione irritante e infiammatoria, che può estendersi a tutto l’organismo, in particolar modo all’apparato cardiocircolatorio. Un altro effetto che hanno nel corpo è l’aumento della produzione di radicali liberi, anch’essi irritanti. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente l’inquinamento dell’aria provoca ogni anno in Italia circa 84.400 morti premature, colpendo soprattutto i più piccoli. I bambini sono più esposti perché hanno difese immunitarie più deboli. Ma non sono i soli a rischio. Rispetto al passato, è possibile riscontrare più bronchiti croniche, broncopneumopatie e tumori polmonari anche in individui adulti che non sono fumatori. Che il tumore polmonare sia in continuo aumento è ormai un’evidenza. Non eravamo abituati a queste diagnosi in persone che non avevano fattori di rischio specifici. I dati dell’Aea dimostrano che, rispetto al passato, la sorveglianza è aumentata. Ma anche che sono cambiati i tipi di inquinanti, rispetto ad esempio a quando si adoperavano caldaie a carbone e a legna, o nel passaggio dal riscaldamento a gasolio al metano.

Condividi questo articolo: 


AH, LEGGI ANCHE QUESTI !



 

Altre Notizie