Farmaci anti epatite C: è allarme, potrebbero causare gravi effetti collaterali

Epatite C, alcuni dei farmaci approvati negli ultimi anni per curare l’epatite C potrebbero causare gravi effetti collaterali, tra cui l’insufficienza epatica. E’ quanto emerge da un nuovo rapporto dell’Institute for Safe Medication Practices, ente americano senza scopo di lucro, che studia la sicurezza dei farmaci. Il rapporto è stato pubblicato ieri e anticipato dal ‘New York Times’ nei giorni scorsi.

I farmaci esaminati sono sei: in ordine di frequenza di segnalazioni sono combinazioni di paritaprevir, sofosbuvir (il farmaco molto costoso selezionato solo per pochi) , ledipasvir/sofosbuvir, daclatasvir, simeprevir e un solo caso con elbasvir/grazoprevir. Il dato va confrontato però con i moltissimi pazienti trattati con questi medicinali, circa 250mila nel solo 2015 (poco più di 65mila in Italia il totale dei trattati negli ultimi anni, stando ai dati di fine gennaio dell’Agenzia Italiana del Farmaco); in più, come sottolineano gli autori, i problemi sono stati associati all’uso dei farmaci dai medici, ma un reale rapporto di causa-effetto non è stato provato e nel documento non sono disponibili dettagli sulla storia clinica dei pazienti.

Nonostante il numero dei casi segnalati sia “relativamente piccolo”, e i risultati dello studio “non siano conclusivi”, sottolinea il quotidiano americano, il rapporto contiene un avvertimento che non dovrebbe essere ignorato. Si tratta di nove farmaci antivirali ampiamente utilizzati per curare l’epatite C, che oltre a presentare costi elevati, sono stati annunciati come un enorme progresso per via dell’alto tasso di guarigione, apparentemente con pochi effetti collaterali.

Di conseguenza, l’Fda ha richiesto che sull’etichettatura dei farmaci antivirali venga aggiunto un ‘boxed warning’, un avviso che informa i medici di monitorare e controllare l’eventuale comparsa dell’epatite B in tutti i pazienti che assumono farmaci per curare l’epatite C. A ogni modo, non è ancora chiaro come avvenga la riattivazione dell’epatite B: il problema non è stato rilevato durante il test dei farmaci, prima della loro immissione sul mercato, perché i pazienti che hanno avuto l’epatite B non sono stati ammessi allo studio.

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