Il sistema idrico nazionale “fa acqua da tutte le parti”, reti acquedotti vecchie: il 25% supera i 50 anni

Il sistema idrico nazionale “fa acqua da tutte le parti”. Soffre di molte criticità tra reti vecchie (oltre i 50 anni), investimenti bassi, un divario infrastrutturale rispetto al contesto europeo e le sanzioni dell’Ue per i ritardi nella depurazione. Le perdite degli acquedotti hanno percentuali che si attestano al Nord al 26%, al Centro al 46% e al Sud al 45%”. E’ quanto emerge dal ‘Blue Book’ 2017, lo studio sul settore idrico promosso da Utilitalia (l’associazione delle imprese di acqua ambiente e energia), realizzato dalla Fondazione Utilitatis con il contributo di Cassa depositi e prestiti, e presentato oggi a Roma.

E’ “prioritario” il fabbisogno di “investimenti sulla ‘depurazione delle acque reflue’. Circa l’11% dei cittadini, infatti, non è ancora raggiunto dal servizio di depurazione”, emerge dal ‘Blue Book’ 2017. “La conseguenza, oltre ad incalcolabili danni per l’ambiente e la qualità delle acque marine e di superficie, è nelle sanzioni europee comminate all’Italia – si osserva nello studio che cita i tre contenziosi a livello europeo del nostro Paese sull’argomento – colpevole di ritardi nell’applicazione delle regole sul trattamento delle acque”. “Complessivamente, con gravità diverse e relative sanzioni differenziate – viene spiegato dal ‘Blue Book’ – sono colpiti 931 agglomerati urbani”, in relazione ai tre contenziosi Ue. La maggior parte di questi sono concentrati “nel Mezzogiorno e nelle Isole e si trovano in territori gestiti direttamente dagli enti locali e non attraverso affidamenti a gestori industriali”.

Quali gli investimenti necessari?

Secondo l’analisi contenuta nel Blue Book, non certo sull’intervento pubblico, considerando lo stato delle finanze italiane, ma sulle politiche tariffarie “full cost recovery” applicate in tutta Europa. Sul fronte tariffario, peraltro, l’Italia resta ancora uno dei Paesi con livelli tariffari più bassi. Nei confronti internazionali riportati nel Blue Book, lo stesso metro cubo di acqua che a Berlino costa 6,03 dollari, ad Oslo 5,06 dollari, a Parigi 3,91 e a Londra 3,66 dollari, a Roma si paga soltanto 1 dollaro e 35 centesimi. Nel livello tariffario idrico l’Italia è seconda soltanto ad Atene e a Mosca.

Ancora troppo elevato, infine, il numero delle gestioni in economia. Nonostante le aggregazioni e la razionalizzazione avviata fin dagli anni ’90, oltre 10,5 milioni di abitanti sono serviti da 2.098 gestioni in economia. Il che significa che ciascuno supera di poco i 4.700 abitanti serviti, con evidenti ripercussioni in termini di economie di scala e capacità di investimenti e di programmazione. Difficile, senza una gestione di tipo industriale e dimensioni adeguate, verificare fenomeni di abusivismo e morosità e adottare misure di tutela delle fasce deboli della popolazione.

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