Nasce “Wind Tre”e investe 7 miliardi di euro in infrastrutture digitali

Wind Tre, nasce la più grande realtà nazionale di telefonia mobile con oltre 31 milioni di clienti e 2,7 milioni nel fisso. “Inizia una grande sfida di mercato, un’importante fase di sviluppo per l’economia digitale nel nostro paese: vogliamo essere leader nella relazione con i clienti grazie alla qualità delle nostre infrastrutture, alla trasparenza delle nostre offerte e alla passione delle nostre persone”.

Così l’amministratore delegato del nuovo gruppo, Maximo Ibarra, in una nota ha salutato l’avvio dell’avventura del nuovo colosso, pronto a investire, nei prossimi anni, 7 miliardi di euro in infrastrutture digitali, ma anche intenzionato a «diventare un player di riferimento nell’integrazione fisso-mobile e nello sviluppo delle reti in fibra di nuova generazione grazie anche all’accordo con Enel Open Fiber per la realizzazione della rete in banda ultralarga in Italia2.

Ci sono voluti circa due anni perché dalle prime indiscrezioni di una possibile fusione tra le due società telefoniche si arrivasse alla nascita di Wind Tre. Era la fine del 2014 quando incominciarono a circolare le prime voci, mai commentate dei diretti interessati, e ci vollero poi ancora cinque mesi, sino a maggio 2015, per il primo annuncio ufficiale da parte dell’Ad della russa Vimpelcom, Jean Yves Charlier, dell’accordo con i cinesi di Hutchison per un’alleanza paritaria. L’anno e mezzo che ne è seguito è servito per mettere a punto i dettagli della grande operazione e, soprattutto, per ottenere le necessarie autorizzazioni da parte di tutti gli attori in campo, a partire da Bruxelles, che ha dato il proprio via libera solo a condizione che un nuovo operatore facesse il suo ingresso sul mercato italiano. La soluzione è stata trovata in Iliad, il gruppo francese “low cost”, che grazie agli accordi con Wind Tre potrebbe lanciare le proprie offerte già nel 2017.

Il battesimo di Wind Tre avviene in un momento di grande fermento per il mondo delle Tlc e dei media italiani. La scalata di Vivendi, già primo azionista di Telecom Italia, a Mediaset, potrebbe infatti portare a un nuovo terremoto azionario, dopo il “cartellino giallo” dell’Autorità per le Tlc che ha ricordato i “paletti” esistenti a un ipotetico controllo unico della società telefonica e di quella televisiva.

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