Gastroscopie e colonscopie: la denuncia dei gastroenterologi, sono inutili

Secondo la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE) circa Il 25-30% delle gastroscopie e colonscopie che si fanno oggi in Italia sono inutili e pesano sulle casse dello Stato per ben 30 milioni di euro: soldi bruciati per 500 mila procedure evitabili ma che vengono comunque prescritte per una mancata conoscenza delle corrette indicazioni, per un atteggiamento di medicina difensiva o, anche, per una sorta di ‘fai da te’ da parte dei cittadini.

La Sige invita dunque a ristabilire una corretta appropriatezza prescrittiva degli esami endoscopici, in particolare di esofagogastroduodenoscopie (Egds) e colonscopie, strumenti diagnostici certamente preziosi ma richiesti in numeri esorbitanti e spesso al di fuori delle corrette indicazioni.

“Un numero enorme di esami che si traduce in una spesa notevole – ha sottolineato Gerardo Nardone, professore associato di gastroenterologia dell’Università Federico II di Napoli e componente del consiglio direttivo della Sige – calcolando una media di 60 euro ad esame endoscopica – può essere fatta solo una stima approssimativa in quanto il costo cambia da regione a regione – si arriva dunque alla ragguardevole cifra 102,7 milioni di euro. Di questa spesa ingente si stima che almeno 30 milioni di euro vadano bruciati per esami inutili, che sono il 25-30% del totale. Le cause di questo spreco vanno ricercate in una inadeguata conoscenza delle indicazioni da parte della classe medica, ma spesso anche nella possibilità da parte dei pazienti di prenotare direttamente gli esami attraverso Cup, farmacie, e altri canali senza effettuare prima una visita specialistica”.

Solo il 20% degli esami endoscopici viene infatti richiesto dallo specialista gastroenterologo; la stragrande maggioranza delle richieste, l’80%, avverte la Sige, proviene dal medico di famiglia, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. E l’eccesso di richieste è conseguenza della medicina difensiva ma anche di un problema culturale. Da qui le iniziative della società scientifica per promuovere la collaborazione con i medici di medicina generale, a partire dai campus di aggiornamento e formazione sull’argomento allo scopo di aumentare l’appropriatezza delle richieste di esami diagnostici.

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