India: tribù rischia lo sfratto brutale dalla regione de ‘Il libro della giungla’

Alcuni abitanti dei villaggi indigeni dell’India centrale hanno lanciato un appello disperato per poter restare nella loro terra ancestrale – nella regione che ha ispirato ‘Il Libro della Giungla‘ di Rudyard Kipling – nonostante le minacce di sfratto illegale da parte del Dipartimento alle Foreste locale.

Ai Baiga del villaggio di Rajak, nella riserva delle tigri di Achanakmar, è stato comunicato che dovranno lasciare la terra da cui dipendono e che hanno gestito da generazioni – sebbene non vi siano prove che la loro presenza lì danneggi l’ambiente. La legge indiana e quella internazionale riconoscono il loro diritto a restare. Secondo alcuni attivisti indiani, “funzionari corrotti… possono spillare denaro” dai fondi che le autorità rendono disponibili per i reinsediamenti. In altre aree dell’India, le tribù “trasferite” dalle loro terre ancestrali sono state spostate in insediamenti governativi inadeguati o costrette a vivere in povertà ai margini della società indiana.

“Se qualcuno mi portasse via dalla giungla per trasferirmi in città, mi ucciderebbe” ha detto un uomo baiga. In una lettera indirizzata al Dipartimento delle Foreste, i Baiga hanno dichiarato: “Qui a Rajak la terra è molto fertile, e vi viviamo da generazioni. Ma poiché il villaggio si trova nella Zona Centrale della riserva delle tigri, siamo continuamente sotto pressione. Ci è stato detto di andare nel villaggio di Bharatpur. Abbiamo visto com’è la terra là, è piena di pietre e non soddisferà i nostri bisogni. Non è adatta per farvi crescere i nostri figli, e il loro futuro sarà distrutto.”

“Le foreste indiane continuano a essere distrutte dallo ‘sviluppo’ industriale e le tigri continuano a essere vittime di bracconaggio. Ma le autorità forestali scelgono di intimidire i popoli indigeni e di cacciarli dalla loro terra” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “È una truffa, e danneggerà l’ambiente. È giunto il momento che le grandi organizzazioni della conservazione condannino questi falsi trasferimenti ‘volontari’, riconoscendoli per quello che sono davvero: sfratti illegali che portano direttamente alla distruzione di interi popoli.”

Le terre dei popoli indigeni non sono “vergini” e “incontaminate”, e le prove dimostrano che questi popoli sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro. Sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. A guidare il movimento ambientalista dovrebbero essere loro. Invece, vengono sfrattati illegalmente dalle terre ancestrali nel nome della conservazione. Le grandi organizzazioni per la conservazione sono colpevoli di sostenere questa situazione. Non denunciano mai gli sfratti.

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