600 mln di bambini con scarso accesso all’acqua, Unicef: conflitti e aumento consumi tra le cause

Circa 600 milioni di bambini nel mondo, uno su quattro, entro il 2040 vivranno in aree con risorse idriche estremamente limitate. A lanciare l’allarme, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, è l’Unicef, che sottolinea la minaccia alla vita e al benessere dei più piccoli rappresentata dall’esaurimento delle fonti d’acqua potabile, e il modo in cui il cambiamento climatico intensificherà questa minaccia.

Stando al rapporto “Thirsting for a Future: Water and children in a changing climate”, al momento 36 nazioni stanno affrontando un livello elevato di stress idrico, che si verifica quando la domanda d’acqua supera di gran lunga la disponibilità. Temperature più alte, l’innalzamento del livello del mare, l’incremento di inondazioni, siccità e scioglimento dei ghiacci influenzano la qualità e la disponibilità d’acqua – si legge – così come i sistemi igienico-sanitari.

La crescita della popolazione, l’aumento del consumo di acqua e una maggiore domanda idrica, in gran parte dovuta a industrializzazione e urbanizzazione, stanno drenando le risorse idriche in tutto il mondo, prosegue il rapporto, in cui si evidenziano anche i conflitti che in molte parti del mondo minacciano l’accesso all’acqua potabile. Questa situazione, sottolinea l’Unicef, porta i bambini a usare acqua non potabile, che li espone al rischio di malattie potenzialmente letali come colera e diarrea. In base al rapporto, 800 bimbi sotto i 5 anni muoiono ogni giorno a causa della diarrea dovuta a condizioni igienico-sanitarie e risorse idriche non adeguate.

Oggi Giornata mondiale; depurarla e recuperare sottoprodotti. In Italia la maladepurazione ci costa 62,69 milioni di euro di multa Ue e 374mila euro al giorno per ogni ulteriore giorno di ritardo. Legambiente: “Urgente affrontare l’emergenza maladepurazione considerata er troppo tempo l’ultima delle priorità”

In Italia il 25% della popolazione non è servita da un adeguato servizio di depurazione, sono 104 gli agglomerati urbani coinvolti da provvedimenti di condanna della Corte di Giustizia europea (2012), 14 le regioni interessate (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia, Sicilia, Lazio, Lombardia, Marche, Sardegna, Valle D’Aosta, Veneto e Piemonte). Il 63% delle infrazioni relative alla condanna del 2012 riguarda la Sicilia.

Poco rassicuranti anche le analisi sulle acque, nel 2016 su 265 campioni di acqua analizzati da Goletta Verde di Legambiente, il 52% è risultato con cariche batteriche, elevate specialmente in prossimità di foci, fossi e canali, per mancanza di depurazione e scarichi illegali. Le situazioni più critiche sono state riscontrate in Calabria, nelle Marche e in Abruzzo, regioni penalizzate anche dall’elevato numero di corsi d’acqua, canali e fossi che sfociano in mare. È quanto torna a denunciare oggi Legambiente in occasione della Giornata mondiale dell’acqua dedicata al tema delle acque reflue per ribadire l’urgenza di intervenire al più presto sul problema della maladepurazione. Un’emergenza che interessa gran parte del territorio italiano, comprese le regioni che vivono di turismo, e che per troppo tempo è stata considerata l’ultima delle priorità.

“L’Italia – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – è estremamente in ritardo sul fronte della depurazione, in tutta la Penisola sono ancora troppi i problemi relativi agli scarichi inquinanti civili e industriali e ai depuratori mal funzionanti che per altro causano danni all’ambiente e all’economia. Una emergenza e una vergogna tutta italiana non degna di un Paese civile. Per questo è fondamentale che la gestione delle acque reflue diventi una delle priorità dell’agenda politica, non sono più ammessi ritardi e multe a carico della collettività. I soldi potrebbero essere investiti per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni. Siamo convinti che oggi i ritardi dell’Italia potrebbero essere, infatti, trasformati in opportunità riqualificando gli impianti di depurazione o realizzandone di nuovi garantendo il recupero e riutilizzo delle acque, l’efficienza energetica o il recupero dei fanghi in un’ottica di economia circolare da applicare anche in questo settore”.

Nella giornata mondiale dell’acqua, l’associazione ambientalista ricorda infine che depurare in maniera corretta fa bene bene all’ambiente e all’economia. Lo dimostrano le buone esperienze di depuratori che oggi garantiscono il riutilizzo delle acque reflue o il recupero dei fanghi. Questo è ciò che avviene, per esempio, presso il depuratore di Noci (Ba), impianto a membrane microporose dall’elevata capacità depurativa. Altro tema importante sono le campagne di sensibilizzazione contro lo spreco idrico. Tra queste c’è anche #giuilrubinetto, la nuova campagna no profit sullo spreco dell’acqua, sviluppata da Ogilvy Change in collaborazione con Legambiente, rivolta ai bambini delle scuole elementari con l’obiettivo di far abbandonare loro l’abitudine di lasciare scorrere l’acqua mentre si lavano i denti (in media, lavarsi i denti due volte al giorno, per due minuti, comporta uno spreco di 32 litri d’acqua potabile al giorno).

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