Al Sant’Orsola di Bologna il robot umanoide che aiuta i bambini a riconoscere e ad accettare le emozioni

Si chiama Marino, come l’imprenditore Marino Golinelli che l’ha donato insieme alla moglie Paola Pavirani alla Pediatria del Policlinico diretta dal prof. Andrea Pession, il robot umanoide che aiuta i bambini a riconoscere e ad accettare le emozioni, positive o negative che siano. Proprie e altrui. Da oggi farà compagnia ai piccoli pazienti del Policlinico di Sant’Orsola e sarà protagonista di un progetto di ricerca assolutamente innovativo.

Alla cerimonia di consegna del robot erano presenti Marino e Paola Pavirani Golinelli, il Magnifico Rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini, il Direttore generale del Policlinico Antonella Messori e il Prof. Andrea Pession. In particolare il Prof. Pession ha evidenziato come grazie alla perizia dei tecnici e alla professionalità della Dott.ssa Dorella Scarponi con questo “strumento” ci si prende cura non solo dell’aspetto ludico e di intrattenimento dei piccoli pazienti ricoverati in oncoematologia, ma anche delle loro emozioni e del loro vissuto. “Noi medici” – ha dichiarato Pession – “ci prendiamo cura del corpo dimenticando spesso che i nostri pazienti hanno emozioni delle quali bisogna farsi carico, negative o positive che siano”.

Una ricerca sperimentale realizzata dall’équipe diretta dalla dottoressa Dorella Scarponi, specializzata in psico-oncologia, confermava già nel 2003 come i piccoli pazienti oncoematologici manifestino una difficoltà a riconoscere le emozioni negative (rabbia, paura, tristezza) negli adulti che hanno cura di loro e ad accettarle in sé stessi.
All’origine di questa difficoltà – che porta a rimuovere parte del proprio vissuto e impone al bambino una grande fatica relazionale – c’è la paura che i vissuti negativi riducano la disponibilità degli adulti ad aver cura di loro, in un momento in cui sentono di averne invece assoluta necessità. Il bisogno, cioè, che l’altro non sia preso dalla tua sofferenza e conservi una buona disposizione verso di te.

Il robot umanoide, prodotto dalla francese Aldebaran Robotics, è alto 60 centimetri per 4,3 chilogrammi di peso, si sta imponendo per la sua versatilità e le sue spiccate capacità di interazione con gli umani. Dotato di telecamere, microfoni, altoparlanti, sensori tattili, un giroscopio per l’equilibrio che gli consentono di camminare, cadere, rialzarsi, ballare, schioccare baci e rispondere alle domande dei bambini, in ambiente ospedaliero finora è stato usato per un uso distrattivo o educativo, ovvero per fare giocare i bambini o per ridurre la paura prima di esami invasivi o dolorosi.
Al Policlinico di Sant’Orsola avrà invece una funzione originale, non solo tecnica ma relazionale, più vicina a noi. Più umana. Il robot sarà protagonista, infatti, di un progetto di ricerca ideato e diretto dalla dottoressa Scarponi che durerà un anno e coinvolgerà 60 bambini e bambine: 20 pazienti oncologici, 20 pazienti con patologie croniche non oncologiche e 20 coetanei non ammalati. Marino può essere l’interlocutore ideale per aiutare il bambino o la bambina a riconoscere e soprattutto accettare le emozioni. È fisicamente più piccolo del bambino, non è autoritario e soprattutto in quanto robot non genera in lui o riduce fortemente la paura di essere rifiutato e, di conseguenza, il blocco verso l’accettazione di paura, rabbia e tristezza, propria ed altrui.

In ogni seduta, individuale, Marino esprimerà le emozioni principali, sia positive sia negative, e chiederà loro di riconoscerle e nominarle. Quando il bambino o la bambina commetteranno un errore, il piccolo robot interagirà facendo loro vedere come si manifesta, per mimica e prossemica, l’emozione errata nominata affinché possano notare le differenze. A questo punto Marino riproporrà nuovamente l’emozione non riconosciuta e annoterà il numero di prove necessarie al riconoscimento. La valutazione sarà riproposta tre mesi dopo la prima prova. Lo psicologo sarà presente nella stanza, ma non interagirà in alcun modo. Sarà, infatti, lo stesso Marino che registrerà e memorizzerà tutto quel che accade.

Grazie a questo progetto di ricerca sarà possibile valutare in modo accurato il margine di errore nel riconoscimento delle emozioni nei piccoli pazienti oncologici, confrontandola con quella dei due gruppi di controllo (malati cronici non oncologici; sani) e analizzandola per età, sesso, durata della malattia, anche rivalutandola dopo tre mesi dalla prima prova, in un’altra fase del percorso di cura.

Questa la funzione originale per cui sarà utilizzato il robot. Ma Marino in reparto potrà svolgere, anche in futuro, numerose altre funzioni, da quelle ludiche a quelle più propriamente informative ed educative. Il robot potrà, infatti, spiegare ai bambini come fare una medicazione, accompagnarli a un esame doloroso riducendo la paura fino ad aiutare i genitori a comprendere come compilare un modulo.

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