Brasile: carne avariata anche in Italia, import 30 mln kg

L’Italia è uno dei maggiori importatori europei di carne dal Brasile per quantitativi superiori a 30 milioni di chili che hanno varcato i confini nel 2016. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sullo scandalo della carne avariata dal Brasile in riferimento alle intercettazioni del maggio 2016 nelle quali Andre’ Luis Baldissera, il direttore del colosso BRF finito in carcere, discuteva di tangenti a funzionari pubblici dopo che alcuni carichi di pollame inviati a Genova erano stati bloccati dalle autorita’ sanitarie locali per la scoperta del bacillo della salmonella.

Secondo gli inquirenti brasiliani, che la scorsa settimana hanno eseguito oltre 300 mandati, tra cui 38 arresti, ispettori del ministero dell’Agricoltura sarebbero coinvolti nello schema fraudolento, che faceva ottenere le licenze attraverso controlli irregolari delle celle frigo. Le indagini hanno inoltre scoperto l’uso di carni già degradate, poi contraffatte attraverso l’acido ascorbico, e persino l’imballaggio di prodotti scaduti. Lo scandalo coinvolge circa 30 aziende del settore, tra cui i colossi JBS, proprietaria dei marchi Friboi e Seara, (più grande produttore mondiale di carne e secondo gruppo alimentare al mondo, noto anche in Italia per aver acquisito, nel 2011, il salumificio Rigamonti) e Brasil Foods (Brf, impresa che nel 2015 aveva tra l’altro ceduto a Parmalat le proprie attività lattiero-casearie), titolare dei marchi Sadia e Perdigao.

E’ necessario – sottolinea la Coldiretti – che dall’Unione Europea arrivi il blocco delle importazioni di carne dal Brasile come hanno già fatto Cina e Corea del Sud, in attesa che venga fatta chiarezza sul piu’ grande scandalo mondiale sulla carne. Le indagini della polizia brasiliana coinvolgono i piu’ grandi produttori mondiali di carne con interessi anche in Italia che avrebbero aggirato controlli sanitari con la commercializzazione di carni avariate poi contraffatte attraverso l’acido ascorbico. Un rischio per i cittadini europei sul quale – continua la Coldiretti – occorre fare immediatamente chiarezza per non mettere a rischio la salute dei consumatori. Il consiglio della Coldiretti è quello di verificare l’etichetta della carne bovina e di pollo che deve indicare per legge la provenienza e di chiedere garanzie sull’origine Made in Italy anche la ristorante.

 

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