Cia: L’Agricoltura crea valore ma redditi degli agricoltori calano dell’8% annuo

L’agricoltura crea valore. Il capitale umano rappresenta la spina dorsale del comparto, una forza sociale che in Italia riunisce oltre 1 milione di persone che sono cittadini prima ancora che lavoratori agricoli. Tutto ciò che trasforma e modifica la società europea, come i flussi migratori, ci riguarda. Tanti lavoratori comunitari e/o extracomunitari sono impiegati nelle nostre imprese, anzi, a volte senza di loro le attività si fermerebbero. Cosa succede nel mondo non va sottovalutato, ci deve interessare e bisogna occuparsene.

In Italia le imprese guidate da uno “straniero” sono 25 mila e creano ricchezza, versando nelle casse dello Stato oneri fiscali (6 miliardi) e previdenziali (5 miliardi) per un totale che supera gli 11 miliardi di euro. Il loro apporto, in termini di specializzazione e innovazione, li rende ormai indispensabili, all’interno del tessuto imprenditoriale, per garantire la tenuta e la crescita produttiva del “Made Italy” agroalimentare tradizionale e di qualità, in tutto il mondo. Una evoluzione, già in atto, testimoniata dai dati sugli occupati nel settore che parlano di 320 mila stranieri impegnati di cui 128 extracomunitari, tra stabili e stagionali.Mentre infatti il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, i redditi degli agricoltori calano dell’8% annuo (contro la media Ue del 2%). E’ quanto sottolinea la Cia-Agricoltori Italiani durante la sua VIII Conferenza economica, in corso a Bologna, nel sottolineare il “paradosso” di una realtà, quella agroalimentare, che vede l’export del Made in Italy macinare un record dopo l’altro, superando la soglia di 38 miliardi mentre i prezzi pagati ai produttori diminuiscono di un altro 5% nell’ultimo anno.

Ancora, mentre il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, l’imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici. Per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone oltre 2 chili di riso o almeno 11 uova – ricorda la Cia – Ma anche per comprare un biglietto del cinema un produttore dovrebbe vendere quasi 18 chili di patate, che oggi ‘valgono’ circa 45 centesimi al chilo, mentre al consumatore vengono proposte a 1,50 euro con un ricarico del 233%.

Per questo la Confederazione dai tavoli della conferenza rilancia il progetto del “Network dei Valori”, su cui sta lavorando per raccogliere adesioni e contributi dopo averlo presentato all’Assemblea nazionale dello scorso novembre. La proposta della Cia è di creare accordi sinergici codificati tra l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la logistica e gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Con un codice di tracciabilità ‘ad hoc’ da apporre sul packaging dei cibi.

“Un nuovo rapporto tra agricoltura e territorio”. Terremoto, cambiamenti climatici, consumo di suolo, dissesto idrogeologico: sono i fattori che minano la crescita dell’agricoltura e che impediscono al Paese di ripartire. Il settore primario rappresenta sempre di più il volano sul quale puntare per uscire dalla situazione di stallo che l’Italia vive in questo periodo. L’agricoltura, ad esempio, contribuisce alla leadership tricolore nelle produzioni di qualità: un patrimonio distintivo straordinario che fattura 13,8 miliardi tra cibi e vini e che sui mercati esteri vale 7,8 miliardi di euro.

Siamo primi al mondo con 571 DOP, 241 IGP e 2 STG (Specialità tradizionale garantita). Progetti, studi e ricerche presentate nel corso del dibattito mettono in evidenza quanto sia necessario rimodulare gli equilibri di questo binomio. E’ necessario sviluppare le aree interne, che comprendono oltre 6.900 Comuni italiani di cui il 73% agricoli; arrestare il consumo di suolo che ha “mangiato” oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne; ridurre il rischio idrogeologico, che coinvolge quasi il 15% della superficie nazionale e l’82% dei Comuni; preservare il patrimonio paesaggistico italiano che, tra turismo rurale e indotto legato all’enogastronomia tipica, “vale” più di 10 miliardi di euro l’anno. La gestione delle terre (12,4 milioni di ettari coltivati); gli operatori biologici presenti sul territorio (60 mila con un incremento dell’8% solo nel 2016); le attività degli agriturismi (22.238 con +2,3% nell’ultimo anno), sono fattori indispensabili sui quali puntare per raggiungere gli obiettivi prefissati e mantenere il comparto forte e sostenibile.

“La Pac anno zero”. Il 45% della superficie europea è agricola, sono attive 14 milioni di aziende che impegnano 30 milioni di persone. L’Europa del domani deve costruire un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitiva. Dal punto di vista agricolo, ciò significa produrre di più e meglio, inquinando meno. Una strada piena di ostacoli, ma anche l’unica percorribile da qui ai prossimi anni. Le risorse Pac (l’ultimo budget destinato all’Italia si aggira sui 51 miliardi di euro) devono essere indirizzate diversamente. I fondi Pac pesano per il 39% di tutto il bilancio dell’Ue. La nuova Politica agricola comune post 2020 deve, quindi, favorire una crescita inclusiva che possa ridare fiducia ai cittadini europei. Ciò vuol dire investire nei territori, rafforzare la partecipazione delle persone mediante livelli d’occupazione elevati e di qualità, combattere la povertà e sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree rurali. Il fatturato complessivo del settore primario comunitario vale più di 340 miliardi di euro. Gli agricoltori devono poter continuare a svolgere la preziosa funzione di gestione delle terre (land management) e per questa attività occorre che gli vengano dedicate misure incentivanti ad hoc. Un’attenzione “speciale” deve essere rivolta ai territori del Centro Italia che, in seguito agli eventi sismici, si sono spopolati e sono a rischio abbandono. Nel processo di ricostruzione si deve ripartire dall’agricoltura in maniera innovativa, superando la sua dimensione multifunzionale verso una dimensione “multi-ideale”.

“Il progetto è ambizioso – osserva la vicepresidente vicaria della Cia Cinzia Pagni – ma è una strada che bisogna percorrere perché porterebbe benefici a tutti i comparti coinvolti. Da una prima proiezione della fattibilità del progetto, secondo la Cia si potrebbero risparmiare circa 18 miliardi di euro.

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