In Italia troppi tagli cesarei, con punte del 53,6% nelle case di cura private accreditate

Non è vero che un parto con il taglio cesareo sia più sicuro per la madre e il bambino. La mortalità materna è 3-4 volte superiore rispetto al parto naturale, ed è più alto l’indice di malattie che possono colpire il bambino nel primo mese dopo la nascita. Il ricorso al taglio cesareo in Italia è in costante aumento.

Gravidanze troppo medicalizzate, con più di 4 visite in 9 mesi nell’87% dei casi, un numero ancora troppo alto di parti cesarei (35%) e madri sempre più anziane: così è la natalità in Italia secondo il Rapporto annuale sull’evento nascita, realizzato dal Ministero della Salute, con i dati rilevati nel 2014 dal Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP). Complessivamente i bambini nati nel 2014 in 513 punti nascita sono stati 502.446 (erano 512.327 nel 2013). Anche se la maggior parte delle nascite (62,5%), avviene in strutture dove si fanno almeno 1000 parti l’anno, rimane un 7,5% di parti in strutture ‘a rischio’ (cioè dove si eseguono meno di 500). I nati vivi sono stati 500.895, 1.337 quelli nati morti, e 4.492 i nati malformati. I parti prematuri sono stati il 6,7%, e quelli estremamente pre-termine lo 0,9%.

L’1,1% dei neonati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,3% tra 1.500 e 2.500 grammi. Il ricorso al taglio cesareo continua ad essere alto: la media nazionale è del 35%, con i picchi maggiori nelle case di cura accreditate (53,6%, contro il 32,6% degli ospedali pubblici) e tra le partorienti italiane (36,8% contro il 28% delle straniere). Per quanto riguarda la gravidanza, il rapporto rileva un’eccessiva medicalizzazione: nel 73,3% dei casi si eseguono più delle 3 ecografie raccomandate. La media nazionale è di 5,4 ecografie, con il picco di 7 nella Basilicata e il minimo del Piemonte (3,8). Le donne straniere, con scolarità bassa e giovani sono quelle che fanno meno visite e controlli.

Tra gli esami di diagnosi prenatale invasivi, la più usata è l’amniocentesi (9,2%), seguita dalla villocentesi (4%). Per quanto riguarda la madre, l’età media delle donne italiane è 33 anni e 30 per le straniere (che complessivamente sono il 20%), il 43,7% ha una scolarità alta, il 56,2% lavora e nel 91% dei casi ha accanto il padre del bambino al momento del parto. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (pma) avviene per 1,71 gravidanza su 100. Il primato di parti con pma spetta alla Lombardia (2.452), seguita da Emilia Romagna (799) e Piemonte (793).

Condividi questo articolo: 


 

Altre Notizie