Purificare l’acqua con scarti di arance e pompelmi, usati in filtri per acque di scarico

Le bucce degli agrumi possono trovare un impiego più nobile andando a depurare le acque reflue. Un risultato davvero strabiliante, pensando anche al fatto che l’inquinamento è uno dei primi problemi contro cui l’uomo deve pensare a combattere per tutelare l’ambiente, se stesso e le generazioni future. L’idea è di un team di ricercatori delle università di Granada e del Messico, che ha utilizzato questi scarti alimentari per creare un nuovo materiale assorbente pensato per ripulire le acque di scarico domestiche, industriali e agricole.

Le bucce di frutta che in tutto il mondo finiscono nella spazzatura sono stimate in 38,2 milioni di tonnellate all’anno. Gli esperti hanno preso quelle di arance e pompelmi e le hanno trattate per modificarne la struttura in modo da dar loro proprietà assorbenti come una maggiore porosità e superficie.

Un successivo trattamento chimico, spiegano gli scienziati, ha poi consentito di rendere selettivo il materiale assorbente, così da “rimuovere i metalli pesanti e le sostanze organiche presenti nell’acqua”. Successivi test hanno quindi dimostrato che è possibile utilizzare il nuovo materiale in filtri analoghi a quelli usati per il trattamento delle acque reflue, “sostenibile e in grado – affermano i ricercatori – di competere con il carbone attivo commerciale per l’assorbimento e il recupero dei metalli che si trovano nell’acqua”.

A quanto pare la lista delle qualità di questo frutto è in continuo divenire: ad aggiungere una nuova voce è stato il team di scienziati guidati dal docente di Chimica Sintetica Justin Chalker della Flinders University di Adelaide che, avvalendosi della collaborazione del Centre for NanoScale Science and Technology dell’Università di Tulsa, dell’Institute of Molecular Medicine, dell’Università di Lisbona e di quella di Cambridge, ha portato avanti uno studio di grande spessore, pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie International Edition dimostrando che, a partire dagli scarti dell’industria petrolifera e da quelli degli agrumi, è possibile purificare l’acqua degli oceani, bonificare gli acquedotti e ancora le tubazioni da contaminazioni di mercurio. Si parla di un metallo tossico presente in quantità importanti nelle acque del mondo e, anche se risulta invisibile a occhio nudo, stando a quanto afferma una ricerca pubblicata su “Nature” della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), della Wright State University, del Laboratorio di Geo-scienze ambientali dell’Université Paul-Sabatier a Tolosa e del Royal Netherlands Institute for Sea Research a Den Burg, sarebbero circa 60.000-80.000 le tonnellate di mercurio presenti nell’Oceano a causa delle attività umane.

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