Stop Glifosato: Greenpeace, è corsa contro il tempo

Mentre in sole cinque settimane quasi mezzo milione di cittadini dell’Unione europea ha firmato la petizione che chiede alla Commissione europea di vietare in Ue il glifosato, domani l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) potrebbe respingere l’avvertimento dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’OMS, che ha classificato questo diserbante come “probabilmente cancerogeno”. I regolamenti Ue vietano l’uso di pesticidi quando vi sono prove sufficienti per dimostrare che sono cancerogeni per gli animali. Secondo la IARC il glifosato soddisfa questi criteri.

Diverse organizzazioni hanno inoltre sollevato preoccupazioni circa possibili conflitti di interesse all’interno della commissione incaricata della valutazione del glifosato dell’ECHA, e all’utilizzo per la proprie valutazione anche di studi non pubblicati.

La petizione – lanciata l’8 febbraio scorso da una vasta coalizione europea, ​ composta da decine di organizzazioni di 15 Paesi diversi – chiede alla Commissione Ue di bandire il glifosato, riformare il processo di approvazione dei pesticidi, e fissare obiettivi vincolanti per ridurre l’uso dei pesticidi nell’Unione europea. La Commissione sarà costretta a prendere in esame queste richieste se entro un anno la petizione verrà firmata da almeno un milione di cittadini dell’Ue, superando il quorum in almeno sette Stati membri.

Nel 2016, la Commissione europea ha proposto di rinnovare l’autorizzazione del glifosato per 15 anni. Tuttavia, la forte protesta pubblica e il sostegno insufficiente da parte dei governi nazionali hanno costretto la Commissione Ue ad emettere solo un prolungamento di 18 mesi dell’autorizzazione, fino a dicembre 2017, in attesa della valutazione da parte dell’ECHA.

Obiettivi principali

  • Vietare gli erbicidi a base di glifosato, una sostanza messa in relazione con il cancro negli esseri umani e con il degrado degli ecosistemi;
  • Garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi;
  • fissare obiettivi di riduzione obbligatori per l’uso dei pesticidi al livello dell’UE, in vista di un futuro senza pesticidi.
Perché è importante?

Le evidenze scientifiche che mettono in forte dubbio la sicurezza del glifosato sono sempre di più. Quando un agricoltore irrora le coltivazioni con il glifosato, questa sostanza chimica viene assorbita dal terreno, percola nell’acqua e i residui rimangono nelle colture: stiamo parlando del cibo che mangiamo, dell’acqua che beviamo e – in definitiva – dei nostri corpi.

Monsanto, Syngenta e le altre aziende produttrici di pesticidi stanno facendo fortissime pressioni per proteggere la loro ricca fonte di guadagno. Facciamo in modo che i nostri politici lavorino principalmente per proteggere la nostra salute e l’ambiente, e non i profitti delle grandi aziende agro-chimiche.

Il glifosato è solo la punta dell’iceberg – dobbiamo lavorare per un mondo in cui i pesticidi chimici vengano progressivamente dismessi. I decisori politici europei devono garantire che le scelte sui pesticidi siano basate su dati scientifici pubblici, e mettere in atto politiche per ridurre progressivamente l’uso dei pesticidi oltre che promuovere un’agricoltura ecologica (esistono già soluzioni eco-friendly!) per proteggere gli agricoltori, i consumatori e l’ambiente.

Ora abbiamo l’opportunità unica di avviare questo cambiamento. L’Unione europea deciderà nel 2017 se consentire l’uso del glifosato per altri 15 anni. Facciamo in modo che i nostri politici ascoltino il messaggio forte e chiaro: non vogliamo più questo erbicida! Non lo vogliamo nei nostri parchi o vicino alle nostre case, e non lo vogliamo nei campi e nel nostro cibo!

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