Vitamina D nei bambini, un problema da non sottovalutare

La carenza di Vitamina D interessa circa il 50-60% dei bimbi, più di frequente se obesi, celiaci o con malattie intestinali o se fanno poca vita all’aria aperta, con conseguenze sullo sviluppo dello scheletro e sul sistema immunitario. Altrettanto importante è coprire il fabbisogno quotidiano di ferro necessario allo sviluppo nella prima infanzia, cosa che non avviene per 8 bambini su 10, secondo lo studio Nutrintake condotto nel 2014 su un campione di 400 bimbi italiani tra 12 e 36 mesi: un problema da non sottovalutare, visto che il ferro è necessario per il sistema immunitario e per lo sviluppo cognitivo. Proprio per questo motivo esistono alimenti, come il latte di crescita, arricchiti di nutrienti spesso carenti nell’alimentazione dei più piccoli.

Studio su 318 bimbi pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Per verificare l’impatto dell’assunzione del latte di crescita rispetto al latte vaccino su alcuni nutrienti, un team di ricercatori olandesi ha condotto uno studio clinico su 318 bambini tra 12 e 36 mesi, di cui 264 tedeschi, 42 olandesi, 12 inglesi. Per tutto il periodo di studio, durato 20 settimane, un primo gruppo di 160 bimbi ha assunto latte vaccino (che contiene 0,02 mg/100ml di ferro e nessun apporto di vitamina D), mentre un secondo gruppo di 158 bimbi ha assunto latte di crescita fortificato (che contiene 1,2mg/100ml di ferro e 1,7mcg/100ml di vitamina D).

Dai risultati è emerso che il consumo quotidiano di latte di crescita rispetto quello di latte vaccino contribuisce a conservare lo stato del ferro e a migliorare lo stato di vitamina D in bambini sani. Inoltre diminuisce la probabilità di sviluppare carenza di queste due sostanze. La variazione di concentrazione di Ferritina nel sangue del gruppo che aveva assunto latte di crescita era, infatti, di 6,6 mcg/l maggiore rispetto al gruppo che aveva assunto latte vaccino. La presenza di 25 idrossivitaminaD nel gruppo che aveva assunto latte di crescita era superiore di 16,4 nmol/l. “La forza di questo studio – spiega una degli autori, Marjolijn Akkermans, del Juliana Children’s Hospital d L’Aja – è che si tratta di uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato e su un campione ben definito di bambini sani di tre diversi paesi dell’Europa Occidentale. Abbiamo tenuto conto dell’influenza della stagione e delle patologie infettive in relazione allo stato della vitamina D e del Ferro . Abbiamo inoltre misurato i cambiamenti nei livelli sierici di ferro e vitamina D prima e dopo lo studio, a garanzia dell’accuratezza dei risultati”. Per Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), “è uno studio importante perché documenta in modo scientifico quello che è un dato abbastanza noto, ovvero che non sempre la popolazione infantile assume i nutrenti e le vitamine di cui ha necessità. Ferro e vitamina D sono tra le carenze nutrizionale più diffuse”.

Prima infanzia momento delicato, più attenzione a cibo. Compiuto l’anno di vita il bambino può seguire una dieta sempre più varia, tuttavia, come ricordano anche le Linee di indirizzo sulla corretta alimentazione nella prima infanzia, pubblicate dal Ministero della Salute, “il bambino dopo i 12 mesi non può essere considerato un piccolo adulto ma ha esigenze nutrizionali specifiche che il pediatra condividerà con i genitori”. Questa è infatti una finestra critica in cui, attraverso un’alimentazione bilanciata, si pongono le basi della corretta crescita, ad esempio un eccesso di proteine può favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità che possono portare a disturbi metabolici in età adulta. “Per quanto riguarda la vitamina D – prosegue Villani – anche se siamo il ‘Paese del sole’, purtroppo i bimbi stanno sempre più al chiuso e hanno spesso bisogno di una supplementazione: questo è stato ormai documentato da tanta lettura scientifica. Il ferro anche è spesso in stati carenziali nei più piccoli perché nella loro alimentazione non è sempre prevista la giusta quantità di cibi che ne dispongono. Avere a disposizione alimenti arricchiti è quindi una cosa importante e utile”. Tra lavoro e gli impegni della vita quotidiana, riuscire ad assicurare un adeguato apporto di nutrienti tramite una dieta sana ed equilibrata, per i genitori è quasi una sfida. Da affrontare però non da soli, ma confrontandosi col pediatra, che non dovrebbe essere solo un ‘last minute help’ ma un esperto con cui pianificare scelte consapevoli da mettere in pratica ‘day by day’. “Alimentazione e nutrizione – conclude Villani – non possono improvvisate né delegate a chi non ha competenza. Quello nutrizionale è stato un aspetto un po’ trascurato negli anni scorsi dai pediatri. Invece è importante affrontarlo con la giusta preparazione, perché è ormai documentato che quello che siam

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