Caccia balene, in Giappone uccise 333 balenottere nonostante la moratoria mondiale

Continua la mattanza di balene in Giappone, uccise 333 balenottere. A renderlo noto l’agenzia nipponica della pesca. La flotta, composta da cinque navi, era partita nel novembre scorso per la caccia, a cui il Giappone attribuisce scopi scientifici, nonostante le proteste internazionali degli ultimi anni.

L’uccisione delle balenottere, identica per numero di esemplari a quella del 2016, è stata motivata dall’agenzia come “ricerca con lo scopo di studiare il sistema ecologico nel mare antartico”. Secondo gli ambientalisti e la Corte di giustizia internazionale, tuttavia, le balene sarebbero cacciate per la loro carne. La caccia alle balene, in base a una moratoria raggiunta da tutti i Paesi, è proibita nel santuario antartico.Un’area di 31 milioni di miglia quadrate attorno alle coste dell’Antartide in base alla International Whaling Convention del 1994, alla quale il Giappone aderisce.

La convenzione consente però ai Paesi membri di praticare la caccia ai cetacei in piccole quantità per ragioni scientifiche, che Tokyo adotta per giustificare un’attività che i giapponesi asseriscono essere perfettamente legale e in linea con le convenzioniAnche la Commissione internazionale sulla caccia alle balene (Iwc) ha contestato le “prove” fornite dal Giappone per giustificare la valenza scientifica della richiesta di uccidere 4.000 balene nell’arco di 12 anni.

Il Giappone ha condotto la caccia alla balena ogni anno nell’arco degli ultimi 70 anni. Unica eccezione la stagione 2014-2015, a ridosso della sentenza della corte dell’Aja. Per molti anni il governo nipponico aveva giustificato l’attività delle baleniere con il fatto che molte specie di balena non sono a rischio di estinzione e che il consumo della carne di balena fa parte della cultura nazionale. Dal 1987, un anno dopo l’entrata in vigore della moratoria internazionale, il Paese ha addotto ragioni scientifiche.

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