Diminuisce l’aspettativa di vita degli italiani, al Sud si muore prima

Salute, diminuisce l’aspettativa di vita degli italiani. E’ quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2016 sullo stato di salute della popolazione e sull’assistenza sanitaria nelle regioni italiane dell’Università Cattolica di Roma, presentato al Policlinico universitario Agostino Gemelli. Nel 2015 in Italia la speranza di vita alla nascita è risultata più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi rispettivamente a 80,1 anni e a 84,6 anni.

Cresce il divario tra Nord e Sud Italia rispetto alle condizioni di salute, con riflessi anche sull’aspettativa di vita. Il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione. E questa disparità di accesso all’assistenza si riflette in modo sempre più evidente sulla salute delle persone: al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni d’età. Inoltre in Italia aumenta il consumo di antidepressivi e il numero di suicidi.

Continua a crescere l’uso di antidepressivi in Italia. E aumentano i suicidi. Nel 2015 il consumo registrato per questa tipologia di farmaci è stato pari a 39,60 dosi definite giornaliere per mille abitanti al giorno. Dopo l’aumento costante registrato nel decennio 2001-2010, il volume prescrittivo sembrava aver raggiunto nel 2011-2012 una fase di stabilità (38,50 e 38,60), mentre nel triennio successivo si è registrato un nuovo incremento (39,10 nel 2013, 39,30 nel 2014 e 39,60 nel 2015).

La spesa sanitaria pro capite, che si attesta mediamente a 1.838 euro – si legge nel report – è molto più elevata nella Provincia autonoma di Bolzano (2.255 euro) e decisamente inferiore nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria (1.725 euro). E rispetto alle condizioni di salute, le diseguaglianze territoriali sono evidenti. Se nel 2015 in Italia ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni (uomini 80,1, donne 84,6), nella Pa di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni (uomini 81,2, donne 85,8), mentre un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80,5 anni (uomini 78,3, donne 82,8). Inoltre, il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità. Negli ultimi 15 anni è diminuita in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

E ancora, analizzando la mortalità sotto i 70 anni, si osserva che i divari territoriali seguono un trend in crescita. Dal 1995 al 2013, rispetto alla media nazionale, nel Nord la mortalità under 70 è in diminuzione in quasi tutte le regioni (fanno eccezione Pa di Trento e Liguria); nelle regioni del Centro si mantiene sotto il valore nazionale con un trend per lo più stazionario (a eccezione del Lazio dove la mortalità è aumentata); nelle regioni del Mezzogiorno il trend è in sensibile aumento, facendo perdere ai cittadini di questa area del Paese i guadagni maturati nell’immediato dopoguerra.

Le evidenti disparità di salute – si legge ancora nel Rapporto Osservasalute – potrebbero anche essere una conseguenza delle politiche e delle scelte allocative delle Regioni: per esempio, gli screening oncologici coprono la quasi totalità della popolazione in Lombardia, ma appena il 30% dei residenti in Calabria. La carenza di risorse, comunque, non basta a spiegare le differenze tra Nord-Sud e Isole del nostro Paese; infatti, osservando l’indicatore sulle risorse disponibili in termini di finanziamento pro capite, emerge che molte Regioni del Nord migliorano la loro performance senza aumentare la spesa. Per contro, alcune Regioni del Mezzogiorno, alle quali si aggiunge il Lazio, peggiorano la performance pur aumentando le risorse disponibili rispetto al dato nazionale.

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