Il cellulare aumenta il rischio di tumore? 20 anni di studi con risultati ancora contraddittori

Un’esposizione ripetuta a onde elettromagnetiche utilizzate dai telefoni cellulari può portare a problemi di salute significativi. Secondo uno studio realizzato nel 2014 da ricercatori dell’unità di epidemiologia dell’Università di Bordeaux, mezz’ora al giorno di telefonate al cellulare aumenta il rischio di tumore al cervello.

Gli studiosi stabilirono un legame tra l’insorgere del male e l’uso prolungato e continuativo negli anni del telefonino. Secondo gli autori della ricerca, bastano 15 ore al mese per aumentare i rischi anche del doppio. Nel 2011, l’Oms ha definito i campi elettromagnetici come solo ‘possibly carcinogenic’. Un’altra recente monografia dello Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che affronta fra l’altro il tema della potenziale cancerogenicita’ dei telefonini, e’ stata invece al vaglio della procura di Torino, nell’ambito di accertamenti sulla sicurezza dei cellulari.

Lo Iarc parla, nelle conclusioni, di ”limitata evidenza” della cancerogenicita’ sugli esseri umani delle radiazioni da radiofrequenza, aggiungendo pero’ che ”associazioni positive sono state osservate tra l’esposizione alle radiazioni da radiofrequenza fra telefonini wireless e glioma e neuroma acustico”. D’altro canto Lo studio Interphone, il piu’ grande mai effettuato sulla pericolosita’ dei telefoni cellulari, non e’ riuscito a dissipare i dubbi, nonostante 10 anni di lavoro, oltre 19 milioni di euro di finanziamenti e 10mila interviste condotte in 13 Paesi. I risultati della ricerca parlano infatti di un’assenza di rischio per gli utilizzatori fatta eccezione per i piu’ assidui, ma gli stessi autori si mantengono cauti nel giudizio.

A tal proposito, ricordiamo tutti la storia italiana di un dirigente d’azienda divenuto invalido per colpa del telefonino, riconosciuto tale da un giudice. È stata la prima sentenza di un tribunale del lavoro che ha riconosciuto la malattia professionale ad un dirigente di un’azienda bresciana che, per dieci anni, ha lavorato utilizzando per ore e ore il cellullare e il cordless.

L’uomo, Innocenzo Marcolini di 57 anni, è stato colpito da un tumore benigno al nervo trigemino. L’intervento chirurgico lo ha salvato ma le conseguenze sulla qualità della vita sono terribili. In parte ricompensato da questa sentenza di vittoria contro l’Inail che gli riconosce nella misura dell’80% la malattia professionale. Si è trattato del primo giudice dunque che riconosce il nesso causale e il conseguente accertamento di invalidità da esposizione professionale.

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