Il Fumo provoca una morte su 10 nel mondo, i nuovi dati da una ricerca su Lancet

Una persona su 10 nel Mondo muore per danni provocati dal fumo di sigaretta. Metà di questi decessi si concentrano negli Stati Uniti, in Cina e in Russia. Anche se da anni sono state portate avanti campagne per combattere il tabagismo, c’è ancora molto da fare. I nuovi dati emergono da una ricerca finanziata da Kelly Henning del Bloomberg Philanthropies e dalla Bill e Melinda Gates Foundation e appena pubblicata su Lancet.

La percentuale di fumatori è calata, sottolineano gli autori, ed è passata da un uomo su tre a uno su quattro e da una donna su 12 a una su 20, ma per effetto della crescita della popolazione mondiale il numero assoluto di fumatori è aumentato da 870 milioni a quasi un miliardo. “Gli sforzi fatti negli ultimi anni hanno portato a qualche progresso – sottolinea Emmanuela Gakidou dell’ Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), tra gli autori dello studio – ma molto di più deve essere fatto. La crescita del numero assoluto di fumatori continua a superare il declino nei tassi, e questo indica che dobbiamo prevenire che più persone inizino e incoraggiare chi fuma a smettere”.

“L’ideale sarebbe un mondo in cui nessuno fumi. Ma non sarà mai possibile, perché anche se si decidesse di vietare completamente il tabacco, circolerebbe comunque in modo illegale. Quindi la scelta più saggia per la salute delle persone è investire in ricerca su quello che potenzialmente riduce le sostanze cancerogene presenti nelle sigarette, e che quindi riduce il rischio di cancro”. A parlare è David Khayat, oncologo di fama mondiale e consigliere scelto da Jacques Chirac per mettere a punto il piano antifumo che, nel 2007, in Francia impose il divieto di sigarette al chiuso e raddoppiò in un anno il prezzo delle ‘bionde’.

Nonostante siano passati 20 anni dal primo studio, pubblicato su Science, che documentava i danni prodotti dalle sigarette sulle cellule del polmone, ancora oggi il 27% di tutte le morti per cancro è dovuta a questa neoplasia. “In questi anni – spiega il professore – è stato fatto tutto il possibile per far smettere di fumare. E’ utile ora capire cosa fare con chi non riesce o non vuole smettere”. A questo è dedicato un intero capitolo del recente libro “Prevenire il cancro dipende anche da voi” (edizione Odile Jacob) in cui l’esperto affronta il tema delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato senza combustione.

Mentre alcuni scienziati ritengono che l’unico invito dovrebbe essere quello a non fumare, altri, come Khayat, sostengono anche quella che viene definita riduzione del danno. Come è stato dimostrato, infatti, ad esser cancerogena non è la nicotina ma le circa 30 sostanze sprigionate dalla combustione, come benzopirene, idrocarburi policiclici aromatici e acrilammide. “Se fumi qualcosa di simile a una sigaretta, ma senza combustione, abbatti del 90% le sostanze tossiche inalate”. Su questo nuovo spazio che si è creato tra il fumare e il non fumare, “sono in corso studi epidemiologici. In attesa dei risultati, da quelli in vitro comunque vediamo in modo evidente un danno ridotto”. Questa, conclude Khayat, “è una piccola rivoluzione culturale”, perché, “così come chi ha il diabete ha nell’aspartame un sostituto dello zucchero, chi non riesce a smettere di fumare dovrebbe usare prodotti meno dannosi per ridurre i rischi”.

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