La pigrizia è contagiosa, ecco come non farla diventare una pericolosa abitudine

Siete prudenti, impazienti e soprattutto pigri? In parte potrebbe dipendere da chi vi circonda. Prudenza, impazienza e pigrizia, tratti della personalità generalmente percepiti come qualcosa di radicato, in realtà sono ‘contagiosi’. In sostanza, nell’attitudine o meno verso il rischio, nell’abitudine a rimandare e persino nella voglia di sforzarci, ci lasciamo inconsciamente trascinare dagli altri. È quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS Computational Biology.

Gli studiosi, combinando un modello matematico con la psicologia cognitiva, hanno preso in esame 56 persone, a cui è stato chiesto di prendere una serie di decisioni che comportavano rischi, ritardi o sforzi, sia prima che dopo aver osservato decisioni di partecipanti allo studio fittizi (di fatto algoritmi di intelligenza artificiale), nei quali prudenza, pazienza e pigrizia erano sensibilmente calibrati.

Dai risultati della ricerca sono emersi due tipi di ‘pregiudizi’ inconsapevoli: da una parte i partecipanti credevano, senza averne la prova, che gli atteggiamenti degli altri assomigliassero ai loro, dall’altra che vi fosse un peso non indifferente dell’influenza sociale, vale a dire che il loro atteggiamento tendesse a diventare più simile a quello di persone intorno a loro.

Vi era una sorta di polarizzazione: in chi aveva scarsa fiducia nel fatto che gli atteggiamenti degli altri assomigliassero ai propri, aumentava il peso dell’influenza sociale, che viceversa era ridotta in chi aveva una fiducia maggiore nel fatto che le attitudini altrui assomigliassero alle proprie. Gli autori stanno approfondendo se questa forma di allineamento degli atteggiamenti possa essere diversa nelle persone con disturbi dello spettro autistico e schizofrenia.

Secondo l’autore dello studio, Jean Daunizeau, inoltre, molti sono convinti che “gli altri” abbiano in mano la soluzione e sappiano come comportarsi al meglio in determinate situazioni. In questo caso, i volontari avrebbero imitato gli altri proprio perché da loro avrebbero imparato come comportarsi. Per gli eterni pigri, insomma, una buona notizia c’è: posso smettere di incolpare solo loro stessi.

I consigli contro la pigrizia,un’abitudine pericolosa

– Auto diagnosi. Osserva il tuo campo d’azione. Fai una mappa dei tuoi “confini di attività”, di quello che hai voglia di fare: vedrai che è molto limitato.

– Non fare lo snob. Non compiacerti nella tua inerzia: l’attività mentale, ingiustamente attribuita a chi sta molto fermo, non è superiore a quella fisica o manuale, e senza di queste non vale niente. Inoltre non c’è riposo senza prima un’attività. La tua pigrizia non fa il vuoto, ma il pieno sempre delle stesse cose.

– Agganciati alla materia. Sarà banale, ma è molto utile lavorare la creta, il das, la plastilina o il pongo. La tua creazione non deve avere per forza una forma riconoscibile, l’importante è il tuo intervento reale sulla realtà, il confronto con qualcosa di verificabile concretamente.

Riparti dal piacere. Un vero pigro ha sempre almeno un interesse. Parti da lì per ritrovare ilo gusto dell’azione perché nel piacere non c’è sforzo. Dedicati molto ad esso e dopo averlo fatto visualizza in un semplice grafico su un foglio la quantità di energia espressa e devoluta nell’azione appena compiuta.

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