L’alcol uccide: nel mondo 3,3 milioni di morti, aprile è il mese di prevenzione alcologica

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio e di malattia e tra le prime cause di mortalità prematura e di disabilità evitabili. Ogni anno l’alcol causa nel mondo 3,3 milioni di morti. Il consumo di bevande alcoliche è complessivamente responsabile di mortalità prematura, disabilità e insorgenza di oltre 230 patologie che costano alla società almeno 17 milioni di anni di vita persi.

Ogni anno lo scenario epidemiologico tracciato dall’analisi dei dati prodotta dall’Osservatorio Nazionale Alcol  (ONA) per la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 125/2001, e dell’ISTAT contribuisce a delineare le tendenze e le pratiche che guidano il decisore politico nelle opportune scelte rivolte a contrastare l’uso dannoso e rischioso di alcol, attraverso l’implementazione di interventi oggi maggiormente disponibili rispetto al passato, il cui rapporto costo-benefici e la cui valenza è oggi ampiamente sollecitata dalle evidenze prodotte dalla vasta e consolida rete europea di ricerca scientifica e di advocacy.

Nel corso del 2015, il 64,5% degli italiani di 11 anni e più, ovvero 35,6 milioni di persone, ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52%). Un consumo in aumento visto che nel 2014 aveva consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani, pari a 34,3 milioni. Il trend è però in calo se si guarda al decennio 2005-2015, in cui c’è stata una diminuzione della quota di consumatori dal 69,7% al 64,5%. Aumenta in modo preoccupante il numero di italiani che beve lontano dai pasti: nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%. Spesso inoltre lo fanno senza moderazione.

Resta allarmante, infatti, il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di molto alcol al di fuori dei pasti e in breve arco di tempo: nel 2015 è stato pari a 10,8% tra gli uomini e 3,1% tra le donne, con oltre 3.700.000 binge drinker oltre gli 11 anni. “L’alcoldipendenza – ricorda il Ministero – è un fenomeno che continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano”.

Consumare 6 o più bicchieri in poche ore – dichara Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di alcologia e direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità – e anche una sola volta a settimana conduce, al di sotto dei 25 anni, nel giro di poco tempo, a una riduzione del volume dell’ippocampo, parte del cervello deputata all’orientamento e alla memoria.

Il cervello tra i 16 ed i 25 anni va incontro a un rimodellamento che porta alla definizione del cervello adulto, ma l’alcol consumato in questa “finestra” di massima vulnerabilità interferisce sul suo sviluppo, cristallizzando le modalità cognitive e comportamentali in una fase in cui prevale l’attività cerebrale legata all’impulsività e all’emotività, tipiche della gioventù. Perché oggi si inizia a bere così presto? I giovanissimi non bevono in solitudine, per dimenticare i loro guai: la bevuta è il modo per entrare al far parte del gruppo, per sentirsi disinibiti. E la sbornia non è quasi mai un incidente di percorso, ma quello che si cercava. Difficile capire quando il bere diventa un problema e per i giovani è tutto più rapido e tragico. Alla particolare vulnerabilità, connessa all’incapacità di metabolizzare l’alcol, si aggiunge la difficoltà di “agganciare” i minori indirizzandoli verso programmi i cui approcci motivazionali al cambiamento sono calibrati sugli adulti e fanno leva sull’ affetto per la famiglia, i figli, sulle responsabilità connesse al lavoro.

Si terrà a Roma il 12 aprile (mese di prevenzione alcologica) il workshop annuale Alcohol Prevention Day 2017, finanziato dal Ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, avvalendosi della collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali – AICAT e Eurocare, che hanno garantito per il sedicesimo anno consecutivo (attraverso i gruppi di lavoro congiunti e il Network collaborativo ITACA del Centro OMS con i Centri Alcologici Regionali delle Regioni Toscana e Liguria), la disponibilità dei materiali di prevenzione, a supporto di un’elevata cultura di prevenzione basata su livelli più elevati di tutela della salute, di consapevolezza e di responsabilità individuale e sociale.

Condividi questo articolo: 


 

Altre Notizie