Osteoporosi: nell’uomo la mortalità è più elevata

L’0steoporosi nonostante sia percepita come una malattia esclusivamente femminile, la mortalità e la morbilità sono più elevate nel sesso maschile; inoltre, circa il 20% delle fratture di femore e il 50% delle fratture vertebrali nel nostro Paese avviene nell’uomo.

Inoltre, nel corso dell’ultimo congresso nazionale della SIOMMMS, è stato lanciato l’appello dall’endocrinologo americano Eric Orwoll, alla guida di un ampio studio di coorte sull’osteoporosi (Osteoporotic Fractures in Men – MrOS) che dal 1999 sta studiando 6000 uomini over 65. Gli uomini hanno una densità minerale ossea (bone mineral density – BMD) più elevata rispetto alle donne anche in virtù delle maggiori dimensioni delle ossa. Ma ciò non significa invulnerabilità. Infatti, la fragilità ossea, che nelle donne inizia bruscamente con la menopausa, appare negli uomini più tardivamente ed è meno frequente ma porta a danni maggiori, come ad esempio un rischio di decesso a un anno dalla frattura doppio rispetto alle donne.

Le differenze di genere confermano la necessità della prevenzione e dell’attenzione da parte di tutti: secondo gli ultimi dati, in 10 anni il numero assoluto di fratture di femore da osteoporosi in Italia è cresciuto rispettivamente del 27% e del 36% nel sesso femminile e in quello maschile. Se nella donna la causa principale dell’osteoporosi è legata al deficit estrogenico dopo la menopausa, nel maschio, nella maggior parte dei casi (circa 65-70%), è dovuta a cause secondarie quali ad esempio altre patologie che determinano una perdita di massa ossea, l’uso di farmaci come i corticosteroidi e quelli contro il carcinoma prostatico e, infine, l’abuso di alcol.

In Italia, circa un quarto della popolazione è over 65; nel 2050, la percentuale di anziani salirà a oltre il 35%. Oltre 5 milioni di persone sono affette da osteoporosi nella penisola e circa 2 milioni di anziani non sono autonomi perché affetti da disabilità, spesso provocata da fratture.

Gli ultimi dati nazionali parlano di oltre 90mila ultrasessantacinquenni ospedalizzati per frattura di femore nel nostro Paese, con un costo a carico del SSN di oltre 1,2miliardi. L’aumento atteso del numero di femori rotti nel mondo è drammatico: saranno 6,3 milioni nel 2050, con una spesa di gestione di circa 500 milioni di euro.

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