Ticket sanitario, far pagare di più i ricchi per garantire l’assistenza a tutti?

Il sistema dei ticket sanitari potrebbe essere presto rivoluzionato, far pagare un po’ di più i ricchi per garantire l’assistenza a tutti?. Il meccanismo introdotto nel 1982 per garantire la compartecipazione dei cittadini alla spesa pubblica sanitaria domani sarà oggetto di un incontro tra le Regioni e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Tra le ipotesi in campo vi è innanzitutto la revisione delle soglie di esenzione, che permetterebbe di modificare la platea dei beneficiari. Oggi sono esenti dai ticket su pronto soccorso e prestazioni specialistiche gli anziani con oltre 65 anni e un reddito non superiore a 35 mila euro (che potrebbe essere ridotto), i disoccupati e i loro familiari a carico con un reddito non superiore a 8.300 euro (che, invece, potrebbe essere aumentato), i titolari di pensione sociale e i pensionati al minimo di età superiore ai 60 anni.

Altra ipotesi sul tavolo è l’indivuazione di una franchigia proporzionale al reddito che permetterebbe di sgravare le fasce più deboli, i disoccupati e le famiglie numerose. Superata tale franchigia, che sarebbe più alta per i redditi bassi e ridotta o annullata per quelli più alti, le prestazioni sanitarie eccedenti diventerebbero a pagamento.

Per finanziare l’abolizione dei ticket si starebbe valutando anche un differente riparto del Fondo sanitario nazionale, con il rischio però di un ulteriore squilibrio tra le diverse realtà regionali che gestiscono i ticket in maniera autonoma. Le modifiche sul sistema dei ticket, ha spiegato la ministra Lorenzin, avverrebbero nell’ambito di “una sana e intelligente spending review sulla sanità”.

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