Treviso, infermiera fingeva di vaccinare, cinquecento bambini senza protezione

Nel Trevigiano circa 500 bambini sono stati vittime inconsapevoli di una pericolosa messinscena da parte di un’assistente sanitaria che invece di vaccinare i pazienti si limitava ad avvicinare la siringa a cosce e braccine salvo non iniettare il liquido e disfarsene poco dopo nel contenitore dei presidi medici da smaltire. L’infermiera trevigiana sospettata di aver finto di vaccinare i bambini ha cancellato i profili sui social, non risponde al cellulare e da due giorni non si presenta al lavoro.

Intanto la Procura valuta se riaprire l’inchiesta archiviata, o avviare di un nuovo fascicolo d’inchiesta sulla base dei nuovi elementi raccolti dall’Asl. La prima inchiesta sulla donna era stata archiviata dal Gip, su richiesta del pm, agli inizi dello scorso mese di marzo. Ora la Procura sta valutando se le nuove segnalazioni trasmesse dalla azienda sanitaria Asl 2 riguardanti il presunto comportamento infedele dell’infermiera contengano gli estremi per chiedere al Gip di riaprire il caso.

L’assistente sanitaria “ha vaccinato solo per circa tre mesi, essendo stata trasferita ad altro incarico al manifestarsi dei sospetti nelle colleghe”, precisa la Ulss 2. Ai primi di marzo di quest’anno la Procura della Repubblica ha trasmesso all’azienda la richiesta di archiviazione del procedimento da parte del pubblico ministero e il decreto d’archiviazione da parte del giudice delle indagini preliminari. Le conclusioni del pm erano “in assenza di ulteriori elementi a carico”. Non più vincolata agli obblighi verso il procedimento penale, l’azienda ha così avviato una serie di valutazioni sierologiche. Il 10 aprile, in seguito agli accertamenti, la direzione del Dipartimento di Prevenzione ha concluso di avere elementi sufficienti per “ritenere che l’assistente sanitaria non aveva eseguito tutte le vaccinazioni che doveva avere effettuato, dandone segnalazione alla Procura della Repubblica e al proprio Ufficio Provvedimenti disciplinari”.

L’azienda “ritiene che si sia configurata una grave violazione dei doveri professionali e degli obblighi assistenziali”. Contemporaneamente, il Dipartimento di Prevenzione ha contattato tutti i cittadini interessati, circa 500 adulti e bambini, per offrire la possibilità di completare correttamente la vaccinazione. Come prevedono le indicazioni nazionali e internazionali, infatti, se non vi è la certezza che una vaccinazione sia stata eseguita correttamente, la dose deve essere ripetuta.

“A noi interessa la salute dei cittadini e assicurare quei servizi della cui erogazione siamo incaricati – sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale Ulss 2 – In questo frangente, il sistema ha dimostrato di essere all’altezza. Se un’operatrice, infatti, può essere venuta meno ai suoi compiti, il fatto non è passato inosservato ai colleghi che subito se ne sono accorti e hanno attivato tempestivamente tutti quei percorsi a garanzia dei cittadini e dell’azienda. Ringrazio di cuore loro per la professionalità e la coscienziosità dimostrata – conclude il Dg – così come ringrazio i Carabinieri dei Nas e la Magistratura per la collaborazione fornita. I cittadini potranno completare la vaccinazione in modo corretto. Ci scusiamo con loro per il disagio”.

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